Polizia di Stato

Operazione "Aemilia 1992" (gio, 19 ott 2017)
La Polizia di Stato di Reggio Emilia ha dato esecuzione ad una misura cautelare emessa dal G.I.P. di Bologna a carico di 3 esponenti di spicco della ‘ndrangheta facendo luce su 2 omicidi consumati nel reggiano nel 1992 in cui rimasero vittime il 33enne Nicola Vasapollo ed il 35enne Giuseppe Ruggiero, nell’ambito di una feroce guerra di mafia combattuta tra la Calabria ed il Nord Italia. Nel corso dell’operazione denominata “Aemilia 1992”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Bologna – Direzione Distrettuale Antimafia, i poliziotti della Squadra Mobile di Reggio Emilia stanno eseguendo altresì perquisizioni nei confronti di altre persone coinvolte nelle indagini. L’attività investigativa ha permesso di riscostruire la vicenda che vide contrapposte la cosca GRANDE ARACRI – DRAGONE – CIAMPA’ ed il sodalizio VASAPOLLO-RUGGIERO in lotta per conseguire l’egemonia delle attività illecite nelle province di Crotone e Reggio Emilia. Entrambe le vittime, appartenenti al gruppo VASAPOLLO-RUGGIERO, vennero uccise nelle rispettive abitazioni mentre si trovavano ristrette agli arresti domiciliari. In una occasione i killer, armati di pistola, per costringere Giuseppe RUGGIERO ad aprire la porta di casa, simularono un controllo delle Forze dell’Ordine indossando divise avendo appositamente camuffato un’auto di servizio. Sono stati visionati e studiati analiticamente decine di fascicoli anche relativi ad altri fatti di sangue, inquadrabili, sempre, nella guerra di mafia combattuta nei primi anni ’90 in Calabria e nel Nord Italia in particolare nelle province di Reggio Emilia, Cremona e Mantova. L’esame dei tabulati telefonici generati, nel 1992, dalle utenze telefoniche degli indagati, la identificazione di compagne ed amanti dell’epoca, la ricerca di autovettura in uso nel 1992 agli indagati, di controlli del territorio o di contravvenzioni al codice della strada elevati in quell’anno, lo studio delle cartine topografiche degli anni 1990 e quelle attuali hanno restituito un quadro indiziario ritenuto solido e robusto dal G.I.P. di Bologna. E’ stato ricostruito, per esempio, il percorso effettuato dal commando responsabile dell’omicidio Ruggiero che aveva percorso un ponte, esistente nel 1992 sostituito da un altro ponte sopraelevato. Il G.I.P. di Bologna ha riconosciuto sussistente l’aggravante mafiosa per entrambi gli omicidi che, quindi, possono essere inseriti in quadro di guerra ‘ndraghetistica combattutasi anche a Reggio Emilia in quegli anni.
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La Polizia di Stato di Trento smantella un' organizzazione criminale composta da marocchini e tunisini dedita al traffico di sostanze stupefacenti. (mer, 18 ott 2017)
La Polizia di Stato di Trento ha arrestato 14 persone e eseguito 15 perquisizioni nei confronti di una organizzazione criminale composta da marocchini e tunisini dedita al traffico di sostanze stupefacenti. Le indagini dei poliziotti della squadra mobile, della Sezione di P.G. della Polizia di Stato presso il Tribunale di Trento, della squadra mobile di Bergamo,  Milano, il Reparto Prevenzione Crimine della Lombardia ed i cinofili della Polizia di Stato di Padova, hanno portato alla luce un vasto traffico di droga tra Trento, Milano e Bergamo gestito da marocchini e tunisini residenti in Italia.  L ’organizzazione criminale che era riuscita a inserirsi stabilmente nel tessuto sociale trentino aveva creato una struttura piramidale il cui vertice era retto da esponenti criminali marocchini che utilizzavano per lo spaccio in piazza manovalanza tunisina e algerina. Il bilancio dell’indagine, coordinata dal dott. Davide Ognibene sost. Procuratore DDA della Procura della Repubblica di Trento e condotta dalla Sezione di P.G. della Procura è di 3 arresti e 19 custodie cautelari per un totale di 22 provvedimenti cautelari e precautelari. Allo stato sono state arrestate 17 persone, ( 3 avvenuti tra dicembre 2016 e maggio 2017); 15 perquisizioni personali e domiciliari, per un totale di  22 persone, coinvolte a vario titolo. Sono tuttora ricercate 5 persone. Sono stati sequestrati circa 19 kg di sostanze stupefacenti (18 kg di hashish e 270 gr. di cocaina); accertati circa 1.000 episodi di spaccio. Dalle analisi dei laboratori è emerso che la merce sequestrata poteva essere utilizzata per confezionare circa 85.000 dosi di hashish e circa 1100 dosi di cocaina per un valore sul mercato di circa 900.000 euro. L’indagine partita alla fine del 2016, aveva condotto gli investigatori, dopo alcuni sequestri di sostanza stupefacente a comprendere come sulla piazza di Trento gli spacciatori avevano costituito una capillare organizzazione criminale, composta da connazionali, già inseriti in un contesto lavorativo e conoscitori della realtà trentina. I trafficanti per destare meno attenzione avevano coinvolto, nella gestione del mercato della droga, i propri familiari e in alcuni casi anche le mogli. Per tale motivo con l’aiuto anche delle donne rifornivano della droga gli spacciatori incontrandoli sia negli esercizi pubblici che nelle piazze cittadine convinti che questa astuzia potesse metterli al riparo dai controlli della Polizia. Questo stratagemma non è stato, però, sufficiente ad ingannare gli investigatori che hanno pazientemente ricostruito la rete di contatti individuando fornitori, spacciatori ed acquirenti gravitanti sulla piazza di Trento, riuscendo a smantellare questa vasta organizzazione criminale che in poco tempo aveva fortemente inciso nelle dinamiche di spaccio delle sostanze stupefacenti nella città di Trento.
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Omicidio Berlingeri Francesco –La Polizia di Stato di Catanzaro arrestata giovane coppia di Lamezia Terme. (mer, 18 ott 2017)
La  Polizia di Stato di Catanzaro ha eseguito un provvedimento di fermo di indiziato di delitto a carico della trentenne infermiera lametina, ritenuta corresponsabile dell’omicidio di BERLINGERI Francesco cl. ’60 e del ferimento del nipote minore, avvenuti in Lamezia Terme il 19 gennaio 2017. Il medesimo provvedimento è stato notificato anche al marito trentaduenne, già tratto in arresto nel luglio scorso in quanto responsabile dell’omicidio di MEZZATESTA Gregorio, assassinato a Catanzaro il 25 giugno 2017. Le indagini avviate nell’immediatezza dell’evento delittuoso e sviluppate mediante una dettagliata analisi di numerose video riprese dei sistemi di sorveglianza installati nei luoghi contigui a quello del delitto, hanno consentito di verificare che l’autore dell’omicidio, che aveva utilizzato una moto di tipo enduro, anche nella giornata antecedente l’evento oltre che nei momenti prossimi all’omicidio, aveva avuto il supporto logistico da parte dell’occupante di una autovettura del tipo Fiat 600 di cui veniva intravisto un parziale di targa che grazie anche alle peculiari attività tecniche del Servizio di Polizia Scientifica di Roma, veniva individuata come avente sigla parziale con iniziali CZ. Tale accertamento, comparato con quello del modello della macchina, permetteva l’individuazione dell’autovettura intestata alla donna, come quella individuata nelle video riprese. Si è presto accertato che la stessa è coniugata con il proprietario di una motocicletta modello BMW G450X del tutto compatibile con quella utilizzata dall’autore dell’omicidio di BERLINGERI Francesco.  Le investigazioni hanno avuto ulteriore impulso dalla analisi del traffico globale della cella del luogo del delitto, dalla quale è emersa la contemporanea presenza dei telefoni degli indagati, nei momenti in cui è stata anche constatata la presenza della moto utilizzata dal killer e quella dell’autovettura di supporto, nei pressi del luogo dell’omicidio. L’indagato non risulta allo stato inserito in contesti di Criminalità Organizzata né sono emersi pregressi motivi di rancore con la vittima cosicché, con riferimento all’omicidio, pare possa aver rivestito il ruolo di “killer” prezzolato. Le attività tecniche realizzate in relazione all’omicidio del BERLINGERI Francesco hanno evidenziato invero, come il possibile movente del delitto sia da ricondurre ai trascorsi criminali della vittima, dedito ai furti di autovetture o mezzi industriali con la pratica del c.d. “cavallo di ritorno”. E’ probabile che proprio la realizzazione di alcuni di tali furti in ambiti territoriali sotto il controllo della criminalità organizzata abbia potuto determinare l’eliminazione del BERLINGERI.
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Operazione “Rec Credit” : oltre 300 le vittime di un’articolata truffa sugli abbonamenti alle riviste delle Forze di Polizia. (sab, 14 ott 2017)
Il Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni “Sardegna” ha indagato 46 persone per estorsione, riciclaggio, sostituzione di persona, molestie e disturbo alle persone. I soggetti contattavano clienti di riviste delle Forze dell’Ordine e, dietro la minaccia di attivare procedure amministrative e penali per il recupero di crediti, ottenevano somme di denaro successivamente riciclate. L’attività trae origine dalla querela presentata, nel mese di ottobre 2016, da un religioso residente in un piccolo centro del cagliaritano che, in passato, aveva aderito ad alcune proposte telefoniche di abbonamento a diverse riviste delle Forze di Polizia. A distanza di alcuni mesi, sono cominciate una serie di telefonate provenienti da sedicenti funzionari dei Tribunali di Cagliari, Milano e Roma nonché da presunti avvocati che minacciavano il ricorso al pignoramento o a procedimenti di natura penale in caso di mancato pagamento di denaro per rimborsi e contenziosi, rivelatisi poi del tutto inesistenti. Il tempestivo intervento della Polizia di Stato ha evitato che il sacerdote potesse subire ulteriori danni economici avendo già pagato circa 2900euro. I successivi approfondimenti investigativi coordinati dal Dott. Gaetano PORCU della Procura della Repubblica di Cagliari hanno consentito la ricostruzione completa dell’attività criminosa che, oltre al religioso, aveva colpito molti altri cittadini, tra i quali 15 residenti in Sardegna. Sono stati, infatti, individuati diversi gruppi criminali i quali, gestendo call center clandestini localizzati in Lombardia, avevano il compito di contattare possibili vittime scelte, principalmente, tra i clienti delle riviste ai quali, sotto la costante minaccia di pignoramenti e procedimenti penali a loro carico, estorcevano importanti somme di denaro. La definizione delle modalità criminose nonché l’individuazione di tutte le vittime ha richiesto un notevole impegno da parte degli operatori della Polizia Postale i quali sono riusciti a porre fine a numerosi esborsi di danaro, alcuni dei quali di ingente consistenza: ad esempio, una vittima era arrivata a pagare la somma di 130mila euro, un’ultra novantenne era stata costretta a pagare 30mila euro in più occasioni mentre un commerciante aveva versato circa 80mila euro. Attraverso bonifici disposti dalle vittime, le somme confluivano su conti bancari e postali intestati a società fittizie di recupero crediti (da qui il nome dell’operazione “Rec Credit”, società che fa capo ad uno degli indagati) per poi essere distratte su altri conti (anche questi intestati a prestanome) e prelevate presso gli sportelli bancomat. A conclusione della prima fase delle indagini, sono stati deferiti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari 46 presunti responsabili, a carico dei quali il P.M. procedente ha disposto altrettante perquisizioni locali ed informatiche. L’operazione di Polizia Giudiziaria ha visto la partecipazione di personale dei Compartimenti di Cagliari, Milano, Bari, Reggio Calabria e Perugia. Sono stati individuati e perquisiti, oltre alle 46 abitazioni degli indagati, tre distinti appartamenti dove erano allestiti dei veri e propri call center attraverso i quali venivano contattate le vittime in tutta Italia, dove sono state sequestrate sofisticate apparecchiature telefoniche e strumenti informatici. Sono stati altresì rinvenuti e sequestrati numerosi titoli bancari e postali ed altro ingente materiale documentale di indubbio interesse sia investigativo che probatorio. L’indagine del Compartimento di Polizia Postale e delle Comunicazioni “Sardegna” si inserisce all’interno della continua e costante attività di contrasto che la Polizia di Stato opera nei confronti del dilagante fenomeno delle truffe, sicuramente agevolato da strumenti tecnologici che facilitano il contatto diretto con cittadini e utenti, facilitando la possibilità di coglierli di sorpresa e approfittare della loro buona fede. Al riguardo, la Polizia di Stato è impegnata in diverse iniziative istituzionali di sensibilizzazione rivolte, soprattutto, ai cittadini ritenuti più sensibili (come, ad esempio, gli anziani), finalizzate all’educazione e alla prevenzione dei rischi sulla rete.   I numeri   Persone indagate: 46 Ipotesi di reato contestate: artt.629 c.p., 648 bis c.p., 660 c.p. e 494 c.p. Persone offese identificate: 350 circa Contatti con le vittime (anche tentati) dai call center: nr. 8000 circa Società fittizie individuate: 13 Rapporti bancari accertati (c/c): 78 Somme sottratte desunte dai movimenti bancari: € 3000.000,00 circa
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Operazione "BLACK SHADOW" scoperta dalla Polizia Postale di Bolzano una rete di pedofili su una piattaforma di voip criptato (ven, 13 ott 2017)
La Polizia di Stato di Trento ha conclusa un’operazioni di perquisizione informatica delegate dalla Procura Distrettuale di Trento: 10 le persone arrestate, 47 le perquisizioni eseguite e ingente il materiale informatico sequestrato sul quale sono stati trovati file prodotti mediante lo sfruttamento sessuale di minori. Le indagini sono state condotte dai poliziotti della Sezione della Polizia Postale e delle Comunicazioni della Polizia di Stato di Bolzano, coordinate dal Centro Nazionale Contrasto alla Pedopornografia Online e dirette dal Sost. Proc. Dr. Ognibene della Procura Distrettuale di Trento. È stata l’abilità messa in campo dagli investigatori informatici altoatesini che ha permesso di ricostruire una fitta rete di pedofili e pedopornografi che, utilizzando il servizio di instant messagging criptato di un notissimo applicativo, ritenuto riservato e sicuro, aveva prodotto e scambiato numeroso materiale pedopornografico. L’incipit alle indagini viene dato dall’arresto di un 38enne altoatesino, avvenuto l’ 01/02/2016, trovato in possesso di 4 Terabyte di materiale digitale (foto/video) contenente esibizioni pornografiche di minorenni. Le dichiarazioni rese dall’arrestato, che affermava essere materiale scaricato  dalla navigazione internet, e quindi ceduto da soggetti dei quali non era in grado di indicare generalità od ulteriori elementi utili alla loro identificazione, hanno insospettito gli investigatori informatici della Polizia delle Comunicazioni i quali hanno individuato tra le prove digitali del computer in sequestro un abnorme utilizzo dell’applicazione VOIP ed una impressionante rubrica composta da numerose decine di contatti. Sono riusciti quindi, attraverso l’utilizzo di particolari software, a ricostruire a posteriori un’enorme quantità di conversazioni dalle quali emergeva la morbosità degli interlocutori nei confronti di pratiche sessuali con minorenni. L’uomo risulta essere il fulcro di una rete con oltre un centinaio di contatti con i quali lo stesso, a volte presentandosi come madre di una bambina minorenne, affermava essere attratto sessualmente da bambini in tenera età e offrendo, agli interlocutori di volta in volta succedutisi nelle comunicazioni, materiale pedopornografico.I target coinvolti nel turpe traffico della produzione e cessione di materiale illecito hanno accordi ben stabiliti, patti di segretezza da mantenere e l’obbligo di fare uso dell’instant messaging per la condivisione delle foto proibite di minori al fine di rimanere anonimi e quindi restare impuniti. L’indagine prende quindi dimensioni rilevanti in quanto i soggetti con i quali lo stesso  intrattiene rapporti telematici sono dislocati su tutto il territorio italiano. Gli investigatori riescono a tirare le fila su ben 48 sodali le cui attività di produzione e condivisione di materiale illecito prendono il via dalle regioni del Trentino Alto Adige, Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna.
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Polizia di Stato

Piazza Armerina: cittadinanza onoraria alla vedova di Boris Giuliano (lun, 23 ott 2017)
Si è svolta ieri la cerimonia di consegna della cittadinanza onoraria di Piazza Armerina, in provincia di Enna, alla signora Ines Leotta, vedova di Boris Giuliano, funzionario di Polizia ucciso a Palermo dalla mafia il 21 luglio 1979 che proprio a Piazza Armerina era nato. La cittadinanza onoraria della cittadina ennese è stata consegnata anche al questore della Provincia, Antonino Pietro Romeo. Alla cerimonia era presente anche Alessandro Giuliano, dirigente del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato e figlio del funzionario assassinato.
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“Domenica al Museo”, la Polizia di stato apre le porte al Museo delle Auto (ven, 20 ott 2017)
La Polizia di Stato partecipa al progetto “Domenica al Museo” con l’apertura straordinaria, il 5 novembre 2017, del Museo delle Auto della Polizia di Stato. In questa giornata ad ingresso gratuito, i visitatori, dalle 10 alle 18, potranno ammirare le auto e le moto che hanno fatto la storia della Polizia dagli anni trenta a oggi. Nel percorso che mette in mostra circa 70 esemplari tra auto, moto, scooter, bici e persino un "gatto delle nevi", si potranno apprezzare da vicino veicoli diventati famosi, come le jeep del dopoguerra o le Moto Guzzi della Stradale o la mitica "Pantera" del maresciallo Armando Spatafora, una Ferrari 250 GTE nera del '62, o per arrivare ai giorni nostri, in bella mostra ci sarà anche la Lamborghini Gallardo. Nel Museo, per l’occasione, sarà allestita anche una mostra fotografica dal titolo “Orizzonti d’Italia dagli elicotteri della Polizia di Stato” realizzata con gli scatti del fotoreporter Massimo Sestini. Vi aspettiamo all’ex Fiera di Roma, in Via dell’Arcadia 20. 
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