Comunicati stampa

Energia: «bene voto parlamento europeo su aumento target rinnovabili, ma ancora troppo spazio a biocombustibili» (mer, 17 gen 2018)
Il Parlamento europeo ha votato oggi per aumentare il target Ue sulle rinnovabili dal 27 al 35 percento. Secondo alcune proiezioni, infatti, l’attuale obiettivo – supportato da Consiglio europeo e Commissione – non sarebbe sufficiente per rispettare gli impegni presi dall’Ue con l’Accordo di Parigi. Il Parlamento europeo ha inoltre rafforzato le normative a supporto delle persone che autoproducono energia in casa o unendosi ad una cooperativa. Tra queste, anche regole che renderebbero l'elettricità autoprodotta priva di oneri, prelievi e tasse punitive. «Il Parlamento ha giustamente riconosciuto che l’Ue deve aumentare la quota di rinnovabili se vuole rispettare i suoi impegni sul clima, ma avrebbe dovuto mantenere il focus sulle soluzioni reali, e non su quelle false come i biocombustibili», dichiara Sebastian Mang di Greenpeace Eu. «Nonostante molti governi europei stiano tenendo ancorati i propri Paesi a nucleare e carbone, invece di puntare sulle rinnovabili, il Parlamento sostiene fermamente il diritto dei cittadini di ottenere e vendere energia prodotta dal sole e dal vento». Uno studio redatto da CE Delft e diffuso da Greenpeace nel 2016 mostra come, con il giusto supporto, metà dei cittadini dell’Unione europea potrebbe autoprodurre energia da fonti rinnovabili entro il 2050, coprendo circa il 50 percento della domanda elettrica dell’Ue. Le società elettriche fornirebbero invece il resto dell'elettricità rinnovabile di cui ci sarebbe bisogno. Nonostante i passi in avanti sul target rinnovabili, il Parlamento europeo continua però a sostenere il continuo ricorso in Ue ai biocombustibili. La proposta del Parlamento, ad esempio, consentirebbe agli Stati membri di bruciare interi alberi, abbattuti per essere sfruttati a fini energetici e raggiungere gli obiettivi sulle rinnovabili. Questo nonostante gli scienziati concordino sul fatto che aumenterebbero le emissioni per decenni, contribuendo in modo significativo al degrado delle foreste. I ministri dell'Energia, che avevano raggiunto il loro accordo preliminare sul pacchetto completo di riforma energetica lo scorso 18 dicembre, hanno sin qui sostenuto controverse sovvenzioni per carbone, nucleare e gas e hanno indebolito le proposte per consentire a famiglie, cooperative e municipalità di produrre e vendere la propria energia rinnovabile. I negoziati a tre sui provvedimenti energetici tra Consiglio, Parlamento e Commissione inizieranno nei prossimi mesi.
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Scoperta nuova specie di uccello nelle foreste dell’Indonesia (mar, 16 gen 2018)
Una nuova specie di uccello è stata scoperta da un ornitologo di Greenpeace Belgio, insieme a ricercatori dell’Università di Singapore e dell’Istituto di Scienze dell’Indonesia, sull’isola di Rote, in Indonesia. Il Rote myzomela (Myzomela irianawidodoae) appartiene a una colorata famiglia di uccelli che si nutrono di nettare e deve il suo nome scientifico alla First Lady dell’Indonesia, Iriana Joko Widodo. “L’Indonesia conta oltre 1.500 specie di uccelli e ogni anno vengono scoperte nuove specie. La maggior parte degli uccelli ha un canto caratteristico che li contraddistingue, grazie a questo è stata possibile l’identificazione. È una bella soddisfazione aver scoperto questa specie. Non capita tutti i giorni!” afferma Philippe Verbelen, campaigner di Greenpeace e ornitologo. Le foreste indonesiane sono minacciate dallo sfruttamento industriale e agricolo e l’isola di Rote non fa eccezione. L’habitat di questa nuova specie è a rischio ed è necessario proteggerlo. “Spero che la scoperta ricorderà a tutti quanto la sopravvivenza di queste foreste sia cruciale non solo per gli uccelli ma anche per tigri, oranghi e specie animali che ancora attendono di essere scoperte. Le autorità indonesiane dovrebbero prendere nota e intensificare gli sforzi per proteggere le foreste” conclude Verbelen.
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Greenpeace lancia spedizione in Oceano Antartico per la più grande area protetta del pianeta (lun, 15 gen 2018)
Misteriosi avvistamenti di pinguini si stanno registrando in queste ore nelle più grandi città del Pianeta - da Londra a Seoul, da Buenos Aires a Sydney - in concomitanza con il lancio di una nuova spedizione della nave Arctic Sunrise di Greenpeace nell’Oceano Antartico. Gli uccelli, in realtà sculture realizzate in Germania, sono stati avvistati con delle valigie in procinto di partire per l’Antartide, per le strade più famose del Pianeta: nei pressi della Casa Bianca, del colorato quartiere Boca di Buenos Aires, della Sydney Opera House e della Sagrada Família a Barcellona. I pinguini sono tra le specie simbolo di una nuova campagna di Greenpeace che punta alla creazione della più grande area protetta sulla Terra: un santuario di 1,8 milioni di chilometri quadrati nel Mare di Weddell, nell'Oceano Antartico. L’area in questione è infatti oggetto di una proposta di protezione promossa dall'Unione europea che sarà esaminata dalla Commissione sull'Oceano Antartico (CCAMLR) nell'ottobre 2018. «Questo santuario sarà un rifugio sicuro per pinguini, balene e foche, e permetterà di interdire l’attività dei pescherecci industriali che stanno facendo man bassa del krill, il minuscolo crostaceo su cui si basa la catena alimentare dell’Oceano Antartico», dichiara Frida Bengtsson, a capo della nuova campagna di Greenpeace “#ProtectAntarctic”. L'equipaggio della nave Arctic Sunrise per tre mesi ospiterà a bordo scienziati che condurranno ricerche​ pionieristiche grazie all’uso di un sottomarino per studiare, per la prima volta, i fondali del Mare di Weddell. Gli scienziati condurranno ricerche per identificare ecosistemi marini vulnerabili e nuove specie sul fondo del mare, compresi rari coralli e spugne. Ciò fornirebbe ulteriori prove della necessità di una protezione completa dell'area. L'equipaggio eseguirà anche campionamenti dell'acqua per identificare la presenza di qualsiasi inquinamento plastico in questa regione remota. «L’Oceano Antartico può sembrare lontano, ma quello che succede laggiù è cruciale per il nostro futuro», continua Bengtsson. «Un santuario nell’Antartico non solo salvaguarderebbe i pinguini, le balene e le foche, ma potrebbe rendere questa area forte abbastanza da contribuire a mitigare i peggiori effetti dei cambiamenti climatici. Quando i governi si incontreranno ad ottobre, avranno l'opportunità di creare la più grande area protetta sulla Terra. Facciamo in modo che accada», conclude.
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Vittoria di Greenpeace: nasce in Russia uno dei più grandi parchi nazionali d'Europa (mer, 10 gen 2018)
Il governo russo ha istituito con decreto il Parco nazionale delle scogliere del Lago Ladoga, uno dei più grandi parchi d'Europa, 122 mila ettari di isole rocciose ricoperte da foreste. Questo complesso naturale unico, che si trova nella Repubblica di Carelia, ospita numerosi esemplari di aquila e foca del Ladoga. Pur essendo una sottospecie della foca dagli anelli, questo animale vive in acqua dolce ed è diffuso unicamente nelle acque del lago Ladoga. È stato incluso nella Lista Rossa delle specie minacciate d'estinzione stilata dalla UICN. L'istituzione del parco è il risultato di una battaglia iniziata 27 anni fa, che ha visto anche la partecipazione di Greenpeace Russia, che ha promosso l'inserimento di aree di pregio nei confini del parco, condotto un lavoro di ricerca sulle specie in pericolo, combattuto gli incendi e i tagli illegali. Dal 2008 l'associazione ambientalista organizza ogni anno campi di vigilanza antincendio insieme ad altri gruppi, che hanno portato a estinguere ben 80 incendi forestali sviluppatisi sulle isole durante la stagione turistica. Nel 2016 diverse compagnie, inclusa l'azienda petrolifera Rosneft, hanno fatto lobby per escludere dal parco aree su cui vi erano piani di sfruttamento, ma l'opposizione di 40 mila persone, 40 scienziati e 19 organizzazioni ha fatto sì che i confini proposti rimanessero inalterati. Nei prossimi due-tre anni verranno sviluppati i sentieri nel parco e i servizi per renderlo godibile da un numero sempre maggiore di ecoturisti.
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Carbone, Greenpeace in azione per salvare una chiesa in Germania (lun, 08 gen 2018)
Attivisti di Greenpeace hanno scalato l'ex chiesa cattolica di San Lamberto a Immerath, in Germania, appendendo uno striscione conscritto "Chi distrugge la cultura, distrugge esseri umani, #StopCarbone". Il colosso tedesco dell'energia RWE, che tramite le sue società controllate distribuisce elettricità a oltre 120 milioni di clienti, in Europa e Nord America, vuole abbattere la chiesa per allargare la sua gigantesca miniera di lignite a cielo aperto Garzweiler II. Gli attivisti di Greenpeace hanno aperto striscioni vicino agli escavatori e anche una scritta "Stop Carbone" da cui esce del fuoco. La cancelliera Angela Merkel ha promesso di rispettare l'obiettivo tedesco di riduzione del 40% delle emissioni di CO2 entro il 2020, ma questo è possibile solo con il bando del carbone. Dopo alcune ore gli attivisti sono stati rimossi dalle Forze dell'Ordine ed è iniziato l'abbattimento della chiesa.
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2017, un anno di azioni in difesa di persone e ambiente (mer, 27 dic 2017)
Dodici mesi di battaglie in difesa del nostro Pianeta. È il 2017 ricco di traguardi di Greenpeace sia in Italia che a livello globale. L’anno è iniziato con una spettacolare azione di protesta nonviolenta a Washington, nei pressi della Casa Bianca, contro alcuni dei primi provvedimenti assunti da Donald Trump in tema di ambiente, cambiamenti climatici e diritti civili, dopo il suo insediamento come Presidente degli Stati Uniti. Proteste pacifiche continuate durante grandi eventi internazionali come il G7 Energia, tenutosi a Roma ad aprile, e il G7 di Taormina, tenutosi in Sicilia a fine maggio, che hanno fatto registrare l’isolamento degli Stati Uniti nella lotta ai cambiamenti climatici. Il 2017 di Greenpeace ha visto arrivare l’impegno di Gore Fabrics, azienda leader del mercato delle membrane idrorepellenti, nota al pubblico per i suoi prodotti con marchio GORE-TEX®, che ha annunciato il passaggio a tecnologie idrorepellenti prive di PFC pericolosi. E l’impegno di Thai Union, azienda leader del settore ittico a livello globale, proprietaria in Italia del marchio Mareblu, ad adottare misure per contrastare la pesca illegale e quella eccessiva, oltre a migliorare i mezzi di sussistenza di centinaia di lavoratori della propria filiera.  In Italia l’organizzazione ambientalista ha lottato al fianco di comitati locali, organizzazioni e cittadini veneti contro l’inquinamento da PFAS che interessa centinaia di migliaia di persone, spingendo dopo mesi di pressione la Regione Veneto ad adottare limiti più stringenti su queste sostanze. Un primo traguardo ancora non soddisfacente, dato che i limiti non sono i più bassi e occorre ancora bloccare alla fonte la contaminazione e bonificare. Un anno di attività di sensibilizzazione e di ricerca scientifica, anche grazie alla nave Rainbow Warrior che, tra giugno e luglio, ha solcato i mari italiani per il tour scientifico “Meno plastica, più Mediterraneo”, per effettuare campionamenti utili a rilevare la presenza di microplastiche in mare e negli organismi marini. Nel 2017 Greenpeace ha inoltre organizzato la Make Something Week, una serie di eventi in Italia e in tutto il mondo, per sfidare l'attuale modello di consumo “usa e getta”, rivolgendosi direttamente ai consumatori. Produciamo e consumiamo troppo: dalla moda alla tecnologia, al cibo, alla plastica monouso, ai giocattoli e alle auto. Per questo Greenpeace invita tutti a prendere in considerazione la possibilità di sfruttare più a lungo le risorse già in nostro possesso. «Durante questo anno abbiamo lottato in tutto il mondo insieme a centinaia di migliaia di persone per la salvaguardia del clima, per la protezione di ecosistemi in pericolo come la Grande Foresta del Nord, per un’agricoltura sostenibile, per chiedere aria pulita nelle nostre città», dichiara Giuseppe Onufrio, Direttore Esecutivo di Greenpeace Italia. «Ringraziamo di cuore chi ci ha sostenuto con convinzione, permettendoci di raggiungere importanti obiettivi. Al fianco di chi ci sostiene, nel 2018 continueremo a combattere le nostre battaglie con ancora maggiore determinazione».
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Dieci consigli per feste ecosostenibili (mer, 13 dic 2017)
In occasione delle festività è possibile impegnarsi per rispettare l’ambiente. Ecco alcuni consigli di Greenpeace. Godiamoci l'atmosfera natalizia passeggiando o utilizzando la bici o i mezzi pubblici. Lasciamo a casa l’auto, in particolare se abbiamo un diesel: il biossido di azoto è classificato tra le sostanze certamente cancerogene ed è particolarmente nocivo sui bambini. Compriamo lampade a LED. A parità di illuminazione, con la tecnologia LED si ha un risparmio energetico dal 50 al 80 per cento. Apparecchiamo la tavola delle feste senza impiegare piatti, cannucce, tovaglioli e bicchieri usa e getta. Sono disponibili diverse alternative compostabili. Mettiamo in tavola la sostenibilità. Privilegiamo prodotti provenienti da agricoltura biologica, locali, stagionali e liberi da OGM. Acquistiamo legumi e zafferano dalle terre colpite dal terremoto in Italia centrale, aiutando così questa parte del Paese a ripartire. Consumiamo il pesce giusto. Impariamo a consumare meno e meglio: evitiamo merluzzo, salmone, gamberi, tonno rosso e pesce spada. Scegliamo il pesce fresco locale che viene offerto dalla piccola pesca artigianale: fishfinder.greenpeace.it Regaliamo abiti senza sostanze chimiche pericolose. Se scegliamo di regalare un capo d’abbigliamento, orientiamoci su vestiti di seconda mano o abiti in cotone biologico. Acquistiamo meno vestiti. In media, una persona acquista il 60 per cento in più di prodotti d’abbigliamento ogni anno e la loro durata media si è dimezzata rispetto a 15 anni fa, producendo montagne di rifiuti tessili. Scegliamo capi d’abbigliamento che durino nel tempo e possano essere riparati. Controlliamo che nei bagnoschiuma o altri prodotti di bellezza o per l’igiene personale che regaliamo non ci siano microsfere di plastica (compaiono tra gli ingredienti alla voce Polietilene o Polipropilene) che vengono inserite per il loro potere abrasivo e poi finiscono per contaminare il mare ed essere ingerite dai pesci che poi arrivano sulla nostra tavola. Per i nostri acquisti natalizi portiamo con noi buste e sacchetti riutilizzabili. Meglio prodotti ecosostenibili, facendo attenzione all’imballo. Creiamo i nostri regali utilizzando materiali di recupero e tanta creatività. 10. Sosteniamo Greenpeace: sostieni.greenpeace.it
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La commissione europea respinge le richieste dell'ICE sul glifosato (mar, 12 dic 2017)
La Commissione europea ha formulato oggi la sua risposta formale all'Iniziativa dei cittadini europei (ICE) #StopGlifosato, per la quale lo scorso 6 ottobre era stato presentato oltre un milione di firme. La Commissione ha proposto azioni che potrebbero soddisfare in parte solo sulla prima delle tre richieste, che erano: garantire che la valutazione scientifica dei pesticidi per l'approvazione regolamentare dell'UE si basi unicamente su studi pubblicati, che siano commissionati dalle autorità pubbliche competenti e non dall'industria dei pesticidi; fissare obiettivi di riduzione obbligatori per l'uso dei pesticidi al livello dell'UE, in vista di un futuro senza pesticidi; vietare gli erbicidi a base di glifosato. "La Commissione sta cercando di mascherare il suo rifiuto all'iniziativa #StopGlifosato con vaghe proposte di trasparenza, ma fornire l'accesso ai dati sui pesticidi tossici non li renderà di per sé meno pericolosi. Finché la Commissione lascerà i test delle sostanze chimiche nelle mani degli stessi produttori, la fiducia dei cittadini continuerà a diminuire.” commenta Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura di Greenpeace Italia. “Greenpeace continuerà a pretendere misure reali e significative per ridurre l'uso di pesticidi in tutta l'UE e a battersi affinché le valutazioni dei rischi siano veramente indipendenti". La proposta della Commissione europea di aumentare la trasparenza dei dati è una risposta parziale e fuorviante rispetto alla richiesta dell'ICE di approvare pesticidi in UE basandosi esclusivamente su studi ufficialmente pubblicati. Mentre da un lato la Commissione ha riconosciuto che l'UE sta facendo troppo poco per ridurre l'uso di pesticidi, oggi con questa risposta ha semplicemente scaricato la responsabilità sui governi nazionali, respingendo inoltre la richiesta dell'ECI di fissare chiari obiettivi a livello UE per la riduzione dell’uso dei pesticidi.
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In azione a Venezia al consiglio regionale: subito la bonifica del sito Miteni (mer, 06 dic 2017)
Mamme NO PFAS, cittadini dei comuni interessati dall’inquinamento da PFAS, insieme ad attivisti della Climate Defense Units e di Greenpeace sono entrati in azione questa mattina a Venezia, davanti alla sede del Consiglio Regionale del Veneto a Palazzo Ferro Fini, per protestare contro il grave inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) che interessa un’ampia area del Veneto compresa tra le province di Vicenza, Verona e Padova. Circa 30 attivisti hanno raggiunto il palazzo regionale in barca e hanno aperto sul pontile uno striscione “Bonifica subito” per chiedere l’avvio delle operazioni di bonifica del sito di Miteni, l’azienda chimica di Trissino ritenuta dalle autorità la principale fonte della contaminazione. Gli attivisti hanno chiesto di essere ricevuti durante la seduta del Consiglio Regionale in corso. Contemporaneamente davanti a Palazzo Ferro Fini, dall’altro lato del Canal Grande presso le fondamenta della Salute, circa 50 attivisti creavano un presidio informativo per spiegare le ragioni della protesta. “La lentezza con cui si sta procedendo all’individuazione delle zone da cui ha origine l’inquinamento è inaccettabile, soprattutto per le migliaia di cittadini veneti che continuano a subire quotidianamente le conseguenze sulla propria salute e su quella dei loro figli. In base alle ultime notizie divulgate dalla stampa, i dati della contaminazione sono stati trasmessi da Miteni a luglio, ma Regione e ARPAV non sembrano tenerne completamente conto per individuare le zone prioritarie da analizzare” afferma Giuseppe Ungherese, Responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia. La Regione Veneto (con la delibera della Giunta n.360 del 22 marzo 2017) si è dotata di un importante provvedimento normativo che le dà la possibilità di intervenire su “stabilimenti e siti industriali potenzialmente contaminati, che abbiano generato o che siano ancora in grado di generare situazioni di criticità relative alle acque utilizzate per l’approvvigionamento idropotabile.” Il provvedimento prevede la chiusura o la delocalizzazione, nel più breve tempo possibile, delle suddette fonti di pressione.  “È paradossale che, nonostante i dati recenti di Miteni evidenzino importanti e attuali criticità riguardo la contaminazione, la Regione Veneto non sia ancora intervenuta applicando quanto stabilito dal provvedimento 360. Insieme alle mamme, ai papà e a tutti gli attivisti impegnati oggi chiediamo la massima chiarezza” conclude Ungherese. Lo scorso 19 giugno Greenpeace aveva inviato una lettera a tutti i membri del Consiglio Regionale del Veneto chiedendo delucidazioni sull’applicabilità della delibera n.360 e sollecitando le necessarie bonifiche nei tempi più brevi possibili, richiesti dall’estrema gravità della situazione. Purtroppo, salve poche eccezioni, a quella lettera non è seguita alcuna risposta né tantomeno azioni concrete e risolutive da parte del Consiglio. La petizione con la quale Greenpeace chiede sin dal marzo scorso azioni urgenti e concrete per fermare l’inquinamento da PFAS è stata firmata da oltre 70 mila cittadini.
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Smog, Greenpeace monitora aria vicino scuole di Torino: «I veleni dei diesel, una nube che avvolge i bambini» (lun, 04 dic 2017)
Monitoraggi dell’aria effettuati nelle ultime due settimane da Greenpeace nei pressi di dieci scuole dell’infanzia e primarie di Torino– tra le 7 e 30 e le 8 e 30 – hanno costantemente rilevato (in 10 scuole su 10) concentrazioni di biossido di azoto (NO2) ampiamente al di sopra del valore individuato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per la protezione della salute umana (40 μg/m3, microgrammi per metro cubo). La concentrazione media oraria più bassa rilevata da Greenpeace all’ingresso delle scuole torinesi è di 70,9 μg/m3, la più alta 108,8 μg/m3. Si registrano picchi – in concentrazioni medie su dieci minuti – fino a 123,3 μg/m3: un valore preoccupante, se si considera che già nel 2005 l’OMS segnalava come nei bambini gli effetti patogeni del NO2 sul sistema respiratorio siano provati anche per concentrazioni inferiori ai 40 μg/m3. Ancor più preoccupante è il fatto che tre monitoraggi segnalino una concentrazione media oraria superiore ai 100 μg/m3; e che la media delle misurazioni realizzate da Greenpeace sia di 86,9 μg/m3. Consulta i dati dei monitoraggi effettuati da Greenpeace nei pressi di dieci scuole di Torino Come spiega il report "Ogni respiro è un ​rischio" dell’organizzazione ambientalista, il biossido di azoto è classificato tra le sostanze certamente cancerogene ed è particolarmente nocivo sui bambini, cosa che spiega la tipologia di monitoraggio realizzata da Greenpeace. La soglia massima di concentrazione media annuale per questo inquinante prevista dalla legislazione italiana è di 40 μg/m3. A Torino, dove i valori eccedono in maniera grave questo limite, circa il 70 percento del biossido di azoto presente in atmosfera è originato dal traffico (fonte INEMAR), e in particolare dai veicoli con motori diesel. «La situazione riscontrata nelle scuole torinesi, all’orario della prima campana, è sin qui la peggiore emersa dai monitoraggi che Greenpeace sta facendo nelle quattro città italiane maggiormente interessate dalla concentrazione di biossido di azoto», dichiara Andrea Boraschi, responsabile della Campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia «I valori di NO2 registrati a Torino sono più alti di quelli misurati, con identica metodologia e apparecchiatura, presso le scuole di Roma e Milano. Nel loro complesso segnalano non solo un grave problema di qualità dell’aria, quanto un’emergenza sanitaria che esige soluzioni urgenti». Secondo l’ultimo report dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), a livello europeo l’Italia è il Paese con il più alto numero assoluto di morti premature causate dal NO2, con oltre 17 mila casi. A preoccupare, oltre ai valori assoluti, è l’incidenza patologica media di questo inquinante sulla popolazione, che mostra valori doppi (0,28 casi ogni 1000 abitanti) rispetto alla media Ue. Ovviamente si tratta di un’incidenza che in aree urbane con un’aria particolarmente satura di NO2, come nel caso di Torino, risulta fatalmente accresciuta. Greenpeace chiede ai sindaci delle città italianepiù colpite dal biossido di azoto (Roma, Torino, Milano e Palermo) di prendere presto provvedimenti radicali per abbattere questo inquinante. L’associazione ambientalista ha già incontrato il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e assessori di Roma e Milano. È previsto per dicembre un incontro con l’amministrazione di Torino. «Torino deve cominciare presto a discutere di una data oltre la quale i diesel non potranno più circolare. Città come Parigi, Copenaghen, Madrid, Atene, Stoccarda e altre ancora, che spesso mostrano livelli di inquinamento minori, stanno scrivendo oggi la data oltre la quale i veicoli più inquinanti non potranno più circolare. È una decisione importantissima, che va presa presto, perché deve servire a orientare i consumatori nelle loro scelte di mobilità per i prossimi anni», conclude Boraschi. Consulta i dati 
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Artico, accordo storico di protezione dalla pesca commerciale. Greenpeace: «ora si pensi a protezione permanente» (ven, 01 dic 2017)
È stato raggiunto questa notte a Washington uno storico accordo internazionale per proteggere da ogni attività di pesca commerciale la parte centrale del Mar Glaciale Artico. Gli Stati Uniti, il Canada, la Norvegia, la Russia, la Danimarca, l'Islanda, il Giappone, la Corea del Sud, la Cina e l'Unione europea hanno infatti firmato una moratoria di 16 anni sulla pesca commerciale in acque internazionali, in un’area più grande del Mediterraneo, di circa 2,8 milioni di chilometri quadrati. «Questa è una vittoria storica per la protezione dell’Artico. Grazie ai milioni di persone di tutto il mondo che hanno sostenuto la campagna Save the Arctic, quest'area unica sarà al sicuro dalle attività di pesca distruttiva», dichiara Jon Burgwald di Greenpeace Nordic. «Ci congratuliamo con i Paesi che hanno firmato questo accordo e ci aspettiamo che nei prossimi 16 anni venga concordata una protezione permanente per la parte centrale del Mar Glaciale Artico, sia dalla pesca commerciale che dalle attività estrattive». L'accordo, legalmente vincolante, sarà automaticamente rinnovato ogni cinque anni, a meno che un Paese non si opponga o non venga adottato un piano di gestione della pesca basato su criteri scientifici. È vitale che tutti i Paesi coinvolti ratifichino l'accordo. Negli ultimi anni il Mar Glaciale Artico centrale ha attirato l’interesse dell'industria della pesca, che tenta di trarre profitto dallo scioglimento dei ghiacci. A causa dei cambiamenti climatici il quaranta percento di quest’area, storicamente coperta di ghiaccio, negli ultimi anni ha visto estati senza ghiaccio. «Nonostante siano stati fatti passi da gigante per proteggere la parte centrale del Mar Glaciale Artico, alcuni dei Paesi che hanno sottoscritto l’accordo, come Stati Uniti, Russia e Norvegia, continuano a voler bloccare alcuni importanti progressi di cui si discute alle Nazioni Unite. Il processo delle Nazioni Unite ha un grande potenziale per riuscire a salvaguardare tutti gli oceani: questi Paesi dovrebbero impegnarsi maggiormente e sostenere un accordo globale e ambizioso per la protezione del mare», conclude Jon Burgwald. Questo accordo sull’Artico arriva in contemporanea con l’entrata in vigore di un altro accordo sulla protezione del Mare di Ross, in Antartide, dove è stata confermata un'area marina protetta che si estende per 1,5 milioni di chilometri quadrati.
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Greenpeace: su la7 la battaglia per salvare l’artico (mar, 28 nov 2017)
Domani, mercoledì 29 novembre, alle 21.15 su La7 va in onda “Atlantide - Scacco alla terra”, una puntata interamente dedicata all’ambiente. Verrà mostrato anche il docufilm BLACK ICE, per la prima volta sul piccolo schermo. Il film racconta la storia degli Arctic30, gli attivisti di Greenpeace arrestati in Russia nel 2013 per le proteste contro la piattaforma petrolifera Gazprom nel Mare Artico. L’azione dimostrativa costò a 28 attivisti e 2 giornalisti due mesi di carcere, mentre la nave, “Arctic Sunrise”, venne sequestrata per nove mesi. Dal 30 novembre il docufilm sarà visibile su greenpeace.it mentre sul sito di La7  http://www.la7.it/rivedila7 , selezionando la giornata del mercoledì, è possibile rivedere la puntata di Atlantide per due settimane.
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Rinnovo glifosato: è un regalo alle multinazionali agrochimiche (lun, 27 nov 2017)
Commentando l’approvazione della proposta della Commissione europea sul rinnovo per altri cinque anni dell’autorizzazione al glifosato, Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura di Greenpeace Italia, dichiara: «Il voto odierno è un regalo alle multinazionali agrochimiche, a scapito di salute e ambiente. Bene comunque il voto contrario dell’Italia che ha dimostrato nuovamente di dare priorità alla tutela delle persone, e non al fatturato di chi produce e commercia il glifosato», conclude. La proposta della Commissione Ue è basata su una dubbia valutazione del rischio sul glifosato, che afferma che non vi sono prove sufficienti su un legame della sostanza al rischio di cancro, nonostante l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) lo abbia classificato come “probabilmente cancerogeno” per le persone. Allo stato attuale nessuno può affermare con certezza che il glifosato sia sicuro, specie dopo le rivelazioni che stanno continuando a emergere grazie ai cosiddetti “Monsanto Papers” e lo scandalo del “copia-incolla”, relativo a parti del rapporto dell’EFSA sui rischi dell’uso del glifosato copiate dalla richiesta di rinnovo dell’autorizzazione di Monsanto.
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Greenpeace organizza a Milano la MAKE SOMETHING WEEK: il 3 dicembre un evento per promuovere un’alternativa al consumismo natalizio (lun, 27 nov 2017)
Greenpeace lancia la “MAKE SOMETHING WEEK”, una serie di eventi pubblici in tutto il mondo, dal 2 al 10 dicembre, in cui appassionati e creativi condivideranno le loro conoscenze per riciclare, riparare, riutilizzare e dare nuova vita ad oggetti inutilizzati e destinati ad essere gettati via, tramite il fai-da-te e l’autoproduzione. A Milano, il 3 dicembre presso Cascina Cuccagna (via Cuccagna 2/4 angolo Via Muratori), si terrà un evento organizzato in collaborazione con Fashion Revolution, incentrato sulla moda etica e sostenibile. Dalle 11 alle 19, ad ingresso libero workshop creativi, performance artistiche e Swap Party! Sono previsti workshop no stop e altri - ai quali bisogna iscriversi on line - sul riuso creativo di prodotti tessili di scarto e vecchi capi di abbigliamento. Come creare accessori usando le vecchie t-shirt oppure sciarpe intrecciando fili con le dita. E molto altro, basta liberare la propria creatività. “Siamo stati indotti a pensare che la felicità provenga da ciò che compriamo, mentre sappiamo che la vera felicità viene da ciò che riusciamo a creare. Realizzare fantastiche creazioni da oggetti che già possediamo è molto più divertente e creativo rispetto allo shopping tradizionale.” commenta Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace.  Gli eventi pubblici ospitati da Greenpeace nell’ambito della MAKE SMTHNG Week si svolgeranno a Pechino, Berlino, Hong Kong, Nairobi, Londra, Madrid, San Sebastian, Mosca, Atene, Taipei e Buenos Aires e in Italia a Roma e Milano. I workshop sono progettati per insegnare competenze facilmente applicabili, per condividere le esperienze e mettere in contatto i makers con il pubblico. L'unica regola condivisa da tutti gli eventi è quella di astenersi dall’acquisto di nuovi prodotti ma utilizzare ciò che è già in nostro possesso. Gli eventi della MAKE SMTHNG non sono eventi commerciali e nessun prodotto sarà venduto. Inoltre, MAKE SMTHNG Week dà la possibilità a chiunque pratica l'upcycling, la riparazione, la condivisione, lo scambio e l’autoproduzione - nei settori della moda, della tecnologia, della famiglia, della decorazione e dei giocattoli - di creare il proprio evento e condividerlo sulla piattaforma web dedicata e sui social media utilizzando l’hashtag #makesmthng. Per decenni Greenpeace ha sfidato le grandi aziende chiedendo modelli produttivi sostenibili e privi di sostanze chimiche pericolose per l’ambiente e per la salute. Ora Greenpeace sfida anche l'attuale modello di consumo “usa e getta”, rivolgendosi direttamente ai consumatori. Produciamo e consumiamo troppo: dalla moda alla tecnologia, al cibo, alla plastica monouso, ai giocattoli e alle auto. L'organizzazione ambientalista sostiene con forza la necessità di modificare questo stile di vita che consuma più risorse rispetto a quelle che il Pianeta può garantire, e invita tutti a prendere in considerazione la possibilità di sfruttare più a lungo le risorse già in nostro possesso. Leggi il programma degli eventi di Milano: www.makesmthng.org/event/make-something-day-milano/
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Black Friday, Greenpeace in azione in un centro commerciale di Roma contro il consumo eccessivo (ven, 24 nov 2017)
In concomitanza con il Black Friday, appuntamento che ormai a livello mondiale segna l’inizio dello shopping natalizio, attivisti di Greenpeace sono entrati in azione a Roma presso EUROMA2, uno dei centri commerciali più grandi della Capitale, per protestare contro il consumismo eccessivo. Gli attivisti hanno condotto un’azione dimostrativa, impersonando simbolicamente un Pianeta Terra letteralmente soffocato dallo spreco di oggetti di uso comune, derivante dal modello di consumo “usa e getta”. La manifestazione si è conclusa con l’apertura di uno striscione con la scritta “Il consumo eccessivo soffoca il Pianeta”. «Il Black Friday è diventato uno dei giorni simbolo del consumismo più smodato e, complici le offerte a basso costo, acquistiamo senza pensare, noncuranti dei possibili impatti ambientali e sociali che questo spreco di risorse può generare», commenta Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace. «Veniamo indotti a pensare che la felicità provenga da ciò che compriamo, ma ci sono modalità più positive e creative per realizzare le nostre aspirazioni. Ad esempio, realizzare fantastiche creazioni da oggetti che già possediamo è molto più divertente e stimolante rispetto allo shopping compulsivo», conclude Ungherese Per questo Greenpeace presenta oggi la “MAKE SMTHNG Week”, una serie di eventi pubblici che ha l’obiettivo di fornire alternative creative al consumismo. Dal 2 al 10 dicembre, durante la “MAKE SMTHNG Week”, in tutto il mondo verranno organizzati circa 100 eventi in cui appassionati e creativi condivideranno le loro conoscenze per riciclare, riparare, riutilizzare e dare una nuova vita ad oggetti inutilizzati o destinati ad essere gettati via, tramite il fai-da-te e l’autoproduzione. Greenpeace, insieme a Fashion Revolution, Shareable, e centinaia di creativi in tutto il mondo, invita tutti ad astenersi dallo shopping durante il Black Friday e a partecipare agli eventi della “MAKE SMTHNG Week”. Gli eventi pubblici ospitati da Greenpeace nell’ambito di questa settimana si svolgeranno a Pechino, Berlino, Hong Kong, Nairobi, Londra, Madrid, San Sebastian, Mosca, Atene, Taipei e Buenos Aires e, in Italia, a Roma e Milano. A Milano, il 3 dicembre presso Cascina Cuccagna, in zona Porta Romana, si terrà un evento organizzato in collaborazione con Fashion Revolution, incentrato sulla moda etica e sostenibile. Sono previsti workshop sul riuso creativo di prodotti tessili di scarto e vecchi capi di abbigliamento. A Roma, il 9 dicembre, presso il makerspace Famo Cose, in zona Pigneto, l’evento sarà incentrato sulle autoproduzioni e il riciclo creativo. L’ingresso a entrambi gli eventi è gratuito ma per partecipare ai workshop è necessario registrarsi sul sito www.makesmthng.org/it. Per decenni Greenpeace ha sfidato le grandi aziende chiedendo modelli produttivi sostenibili e privi di sostanze chimiche pericolose per l’ambiente e per la salute. Ora sfida i modelli di consumo “usa e getta”, rivolgendosi ai consumatori e a chi già pratica alternative creative al consumo di massa. Secondo l’organizzazione ambientalista, si produce e consuma troppo: dalla moda alla tecnologia, dal cibo alla plastica monouso, per finire con giocattoli e auto. Occorre dunque modificare questo stile di vita che consuma più risorse rispetto a quelle che il Pianeta può garantire, e imparare a usare meno e meglio quanto già in nostro possesso.
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Pfos, Greenpeace presenta un esposto: superati i limiti nell’acquedotto di Verona (mar, 21 nov 2017)
Greenpeace denuncia oggi, con un esposto alla Magistratura, come gli sforamenti dei limiti di PFOS (Perfluoro Ottan Sulfonato) nell’acqua potabile erogata dalla centrale di Porta Palio, che serve Verona, siano a volte passati sotto silenzio e a volte siano stati comunicati alla popolazione con modalità incongrue. In particolare, tramite un’istanza di accesso agli atti presso la Direzione della Sezione Veterinaria e Sicurezza Alimentare della Regione Veneto, Greenpeace ha evidenziato due anomalie: il 21 febbraio 2017, a fronte di uno sforamento dei limiti non è successo nulla, mentre il 9 marzo 2017, i limiti sono stati superati in più pozzi ma sono state comunicate ai cittadini solo alcune delle informazioni note alle Autorità. I dati analitici di ARPAV relativi allo scorso 21 febbraio (rapporto di prova nr. 541371), hanno mostrato una concentrazione di PFOS pari a 41 nanogrammi per litro, ben al di sopra della concentrazione consentita nell’acqua potabile in Veneto pari a 30 nanogrammi per litro. Di questo superamento non vi è traccia sui siti web dell’ente gestore, della AULSS 9 di Verona e della Regione Veneto, né tantomeno risultano evidenze pubbliche di chiusura del pozzo inquinato. Greenpeace ritiene che non siano state messe in atto, da parte delle Autorità, le misure necessarie per tutelare efficacemente la salute umana da eventuali danni causati dall’esposizione alla sostanza PFOS oltre i limiti adottati dalla stessa Regione Veneto. Per questo motivo l’organizzazione ambientalista ha presentato un esposto in Procura. “Quanto emerso dalla consultazione dei dati ufficiali di ARPAV è gravissimo e pone seri interrogativi sulle capacità delle autorità regionali di gestire situazioni di rischio per la salute dei cittadini. Riteniamo che siamo di fronte all’adozione di pratiche scorrette e negligenti da parte delle istituzioni deputate a tutelare la salute e la sicurezza dei cittadini. Invitiamo la Procura a verificare se sussistano ipotesi di reato” commenta Giuseppe Ungherese, Responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia. Inoltre, dall’analisi dei dati ottenuti da ARPAV emergono evidenti contraddizioni in merito allo sforamento del parametro PFOS dello scorso 9 marzo nella centrale di Porta Palio. In questo caso l’ente gestore, Acque Veronesi S.c.a.r.l., tramite un comunicato diffuso a mezzo stampa il 14 marzo, ha reso pubblico il superamento di 3 nanogrammi rispetto ai limiti adottati in Veneto, comunicando che questo sarebbe avvenuto in un solo pozzo della centrale di Porta Palio. Al contrario, la consultazione dei dati ufficiali di ARPAV ottenuti da Greenpeace ha evidenziato un superamento in due pozzi della stessa centrale, in uno dei quali con valori di PFOS quasi doppi (52 nanogrammi per litro) rispetto ai limiti vigenti. La notizia di questo superamento veniva diffusa anche dalla Regione Veneto, e nello specifico dall’Assessore all’Ambiente Bottacin e da quello alla Sanità Coletto, facendo riferimento però a un superamento del parametro PFOS di lieve entità in un unico pozzo. “L’opacità e la scarsa trasparenza dimostrata dalle istituzioni rafforza, ancora una volta, il sentimento comune di tanti cittadini che nutrono scarsa fiducia nell’operato delle Autorità. Da mesi con una petizione chiediamo alla Regione di intervenire subito sulle fonti di immissione di PFAS nell’ambiente per evitare che continui l’esposizione dei cittadini a sostanze chimiche così pericolose per la salute” conclude Ungherese. Il PFOS è una delle sostanze più pericolose del gruppo dei PFAS (sostanze perfluoroalchiliche), tanto da essere regolamentato a livello internazionale nell’ambito della Convenzione di Stoccolma. Il PFOS è un noto interferente endocrino che può accumularsi nel corpo umano e, proprio a causa della sua pericolosità per la salute, la Regione Veneto ha stabilito per questa sostanza il limite più basso nell’acqua potabile rispetto a tutti gli altri PFAS.
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Smog, Greenpeace monitora aria vicino scuole di Milano: «i bambini tra i fumi dei diesel, valori sempre oltre i limiti» (lun, 20 nov 2017)
Dai monitoraggi dell’aria effettuati nelle ultime settimane da Greenpeace nei pressi di dieci scuole dell’infanzia e primarie di Milano – tra le 7.30 e le 8.30 – emergono concentrazioni di biossido di azoto (NO2) ampiamente, e costantemente, al di sopra del valore individuato dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) per la protezione della salute umana: 40 μg/m3, microgrammi per metro cubo. La concentrazione media oraria più bassa rilevata da Greenpeace all’ingresso delle scuole milanesi è di 63,4 μg/m3, la più alta 113,7 μg/m3. Si registrano picchi – in concentrazioni medie su dieci minuti – fino a 124,6 μg/m3: un valore abnorme, se si considera che già nel 2005 l’OMS segnalava come nei bambini gli effetti patogeni del NO2 sul sistema respiratorio siano provati anche per concentrazioni inferiori ai 40 μg/m3. A Milano quasi il 70 per cento del biossido di azoto presente in atmosfera è originato dal traffico (fonte INEMAR), e in particolare dai veicoli con motori diesel. Greenpeace chiede ai sindaci delle città italiane più colpite dal biossido di azoto (Roma, Torino, Milano e Palermo) di prendere presto provvedimenti radicali per abbattere questo inquinante. Sin qui tutte le amministrazioni hanno risposto all’appello dell’associazione; il governo cittadino di Milano ha risposto in tempi brevissimi senza poi indicare – contrariamente rispetto a quanto fatto dalle altre tre città – una data di incontro per discutere con Greenpeace. I responsabili dell’associazione sollecitano un confronto da settimane. «La situazione riscontrata nelle scuole milanesi, all’orario della prima campanella, è peggiore di quella pur grave fotografata a Roma con la stessa metodologia poche settimane fa», dichiara Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia «I valori di NO2 registrati a Milano sono in media più alti di quasi il 50 per cento di quelli delle scuole della Capitale. I bambini di questa città giorno dopo giorno, cinque giorni a settimana, per nove mesi l’anno, fanno ogni mattina un terribile “pieno” di gas irrespirabili prima di sedersi ai loro banchi. C’è un solo modo per abbattere le concentrazioni di biossidi di azoto nelle grandi città: limitare progressivamente la circolazione dei diesel, fino a vietarla nei prossimi anni». Come riportato nel report di Greenpeace “Ogni respiro è un ​rischio”, il biossido di azoto è classificato tra le sostanze certamente cancerogene, ed è  particolarmente nocivo sui bambini. Secondo l’ultimo report dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), a livello europeo l’Italia è il Paese con il più alto numero assoluto di morti premature causate dal NO2, con oltre 17 mila casi l’anno. «A Parigi, Copenaghen, Madrid, Atene, Stoccarda e in altre città si sta scrivendo oggi la data oltre la quale i veicoli più inquinanti, a cominciare dai diesel, non potranno più circolare. È una decisione importantissima, questa, che va presa presto, perché deve servire a orientare i consumatori nelle loro scelte di mobilità per i prossimi anni», continua Boraschi. «I sindaci delle città italiane, a cominciare da Sala, devono prendere esempio dai loro colleghi stranieri e prevedere uno stop ai diesel entro la fine del loro mandato».
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Clima, Greenpeace scrive a Gentiloni: «dopo COP23 si passi ai fatti o saremo protagonisti del fallimento delle politiche climatiche» (ven, 17 nov 2017)
Nel giorno di chiusura della COP23, la Conferenza sui cambiamenti climatici che si è tenuta a Bonn sotto la presidenza delle isole Fiji, Greenpeace Italia ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni per sottolineare l’urgenza della situazione e rimarcare il dovere dell’Italia, e dell’Unione europea, di passare subito dalle parole ai fatti. «L’Italia sta facendo alcuni passi avanti. Tra questi l’annuncio dell’abbandono del carbone entro il 2025 o l’adesione all’alleanza “Powering Past Coal” avvenuta proprio durante la COP. Ma per ora si tratta solo di annunci a cui non seguono i fatti», dichiara Luca Iacoboni, responsabile della campagna Clima ed Energia di Greenpeace Italia. «In Europa, dove è al momento in discussione un pacchetto di misure che definirà il futuro energetico dei prossimi dieci anni, l’Italia sta infatti mantenendo posizioni retrograde a favore delle energie più inquinanti». Secondo Greenpeace è incomprensibile ed inaccettabile che il nostro governo sia favorevole a finanziare con soldi pubblici carbone, gas e nucleare, e che non proponga una data chiara per l’abbandono del carbone in Europa. Dovrebbe poi promuovere obiettivi più ambiziosi per la produzione di energia da fonti rinnovabili. «Stiamo facendo gli interessi di Germania, Polonia, e altri Paesi estremamente legati ai combustibili fossili, e se continueremo così saremo responsabili del fallimento delle politiche climatiche», continua Iacoboni. Il 18 dicembre si terrà a Bruxelles un Consiglio Europeo sull’energia, durante il quale gli Stati Membri esprimeranno le proprie posizioni sul pacchetto di misure denominato “Clean Energy for all Europeans”. Ad oggi, rispetto a questo provvedimento, le posizioni dell’Italia sono poco chiare e per nulla ambiziose. Per l’Ue, inoltre, si tratterà del primo banco di prova dopo la COP, appena conclusasi con risultati non del tutto soddisfacenti. «La buona notizia che arriva da Bonn è che Trump non è riuscito a bloccare le trattative sul clima, nonostante il suo annuncio di voler abbandonare gli accordi di Parigi», continua Iacoboni. «Ma ora c’è bisogno di azioni perché il tempo stringe. I veri leader devono tornare nei propri Paesi e dimostrare di aver compreso l’urgenza della situazione. Questa COP non è un punto di arrivo né un punto di partenza, ma un passo avanti lungo un percorso, iniziato due anni fa a Parigi, a cui ora occorre dare un’accelerazione importante», conclude. Greenpeace si attende ora più leadership, serietà e azioni concrete anche dall’Ue, e – oltre che dall’Italia - da Paesi come Francia e Germania che durante questi negoziati hanno mostrato pochissima ambizione. Leggi la lettera di Greenpeace Italia al Presidente Gentiloni
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Pfas negli alimenti, Greenpeace: «dati parziali, occorre massima attenzione nel consumo di alcuni prodotti» (gio, 16 nov 2017)
In base ai dati diffusi oggi dalla Regione Veneto sul monitoraggio degli alimenti realizzato dall’ISS (Istituto Superiore di Sanità) è emerso che oltre il 95 per cento delle uova di produzione familiare sono contaminate da PFOS e circa l’80 per cento da PFOA, mentre in alcune specie ittiche sono stati rilevati valori massimi di PFOS fino a 122,76 nanogrammi per grammo. Commentando i dati, Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace Italia, dichiara: «La Regione Veneto finalmente diffonde per la prima volta dati seri e credibili sulla contaminazione dei prodotti alimentari anche se parziali e limitati solo ad alcune delle aree inquinate. Pur rientrando nei livelli di sicurezza indicati dall’EFSA - che per ammissione dello stesso Ministro della Salute Lorenzin presto saranno rivisti - i dati presentano alcune importanti criticità, in particolare nelle specie ittiche, nel fegato di suino (prodotto molto impiegato nella cucina veneta) e nelle uova di produzione familiare. Riteniamo che sia necessario prestare massima attenzione nel consumo di alcuni prodotti locali e soprattutto individuare e fermare le fonti di contaminazione da PFAS per non aggravare la situazione ambientale».
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Da Totti a Fellini, dalla Loren a Papa Francesco, i muri di Roma si riempiono di opere di street art contro l’inquinamento da diesel (mar, 14 nov 2017)
Greenpeace e lo street artist Tvboy hanno affisso la notte scorsa, in alcuni luoghi simbolici di Roma, una serie di opere per denunciare l’inquinamento atmosferico e i danni sanitari che da questo derivano. Da Gregory Peck e Audrey Hepburn, che ritratti in una famosa scena di Vacanze Romane indossano una mascherina per proteggersi dall’inquinamento atmosferico, a Marcello Mastroianni e Anita Ekberg, insieme nell’acqua della Fontana di Trevi, sempre raffigurati con mascherina antismog. Da Francesco Totti a Federico Fellini, passando per Pier Paolo Pasolini, Sofia Loren e Papa Francesco: personalità diverse ma intensamente legate a Roma. Per questo, per ciascuna di queste opere, sono state scelte precise strade o aree della città per l’affissione. Peck e la Hepburn vicino al Colosseo, Mastroianni ed Ekberg in un vicolo in prossimità di Fontana di Trevi; e ancora, Fellini alle porte di Cinecittà, Totti a Porta Metronia, Pasolini nelle strade del Pigneto dove girò “Accattone”, Sofia Loren nei vicoli di Trastevere dove interpretò “La ciociara”, Papa Francesco a Borgo Pio, in prossimità del Vaticano. «Le opere della street art sono per definizione ‘outdoor’, realizzate sui muri delle città ed esposte agli agenti atmosferici come agli inquinanti di cui l’aria di molti centri urbani è satura”, afferma Salvatore, l’artista che opera dietro l’identità e il marchio di Tvboy. «Per questo ho pensato che fosse un progetto stimolante quello in cui ha voluto coinvolgermi Greenpeace. Siamo al punto in cui un diritto elementare, molto più radicale e insopprimibile di altri, come l’atto del respirare, è messo a rischio. In questa circostanza ho messo volentieri le mie capacità al servizio di questa protesta: un mondo in cui una boccata d’aria è una minaccia per la salute è un mondo disumano», conclude l’artista. Il biossido di azoto (NO2) è un gas cancerogeno specifico delle emissioni dei veicoli diesel, responsabile in Italia di oltre 17mila morti premature l’anno (record negativo in Europa). I suoi effetti patogeni sono principalmente a carico delle vie respiratorie, del sistema sanguigno, delle funzioni cardiache. È particolarmente nocivo sui bambini, causando infezioni alle vie respiratorie, asma, polmoniti, ritardo nello sviluppo del sistema nervoso e dei processi cognitivi.  L’associazione ambientalista sta chiedendo ai sindaci delle città maggiormente colpite dall’inquinamento di NO2 – Torino, Milano, Palermo e Roma – di fare quello che molte altre città, in Europa e nel mondo, stanno già facendo: prevedere un percorso progressivo di restrizione alla circolazione dei veicoli diesel, fissando una data oltre la quale non potranno più circolare nei centri urbani. «Dopo mesi di richieste, finalmente anche l’amministrazione di Roma si è detta disposta a incontrarci», dichiara Andrea Boraschi, responsabile della Campagna Energia e Clima dell’associazione. «La Capitale è risultata essere nel 2016 la città con i valori mediamente più alti di NO2. È responsabilità della sindaca Virginia Raggi, al pari dei primi cittadini di Torino, Milano, Palermo, prevedere politiche progressive di fermo per i veicoli più inquinanti, cominciando dai diesel; e costruire un nuovo sistema di mobilità, per arginare una crisi sanitaria enorme che colpisce soprattutto i bambini». Greenpeace ringrazia Tvboy per il bellissimo e generoso contributo che con la sua opera ha voluto dare alla battaglia per liberare le città dalla morsa dell’inquinamento atmosferico. NOTA: Tvboy è il nome d’arte e il marchio di Salvatore, artista italiano che ha cominciato a dipingere nel 1996 nelle strade di Milano. Dal 2004 si è trasferito a Barcellona e da allora ha il suo lavoro conquistato un riconoscimento internazionale. I suoi lavori sono stati esposti alla Biennale di Venezia, al Museo Monte di Mola di Porto Cervo, al Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano e in diverse gallerie e musei a Roma, Barcellona, Monaco, Berna, Copenaghen, Monaco, Berlino, Londra, Beirut, Miami, Las Vegas e Washington sia in mostre personali che a fianco ad opere di grandi maestri come Warhol, Lichtenstein, Haring e Basquiat. Per una biografia completa:  http://www.tvboy.it https://it.wikipedia.org/wiki/Tvboy
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Clima, tornano ad aumentare le emissioni di CO2 Greenpeace: «agire ora, ridurre subito uso combustibili fossili» (lun, 13 nov 2017)
Commentando i dati diffusi oggi dall’ultimo Global Carbon Project, che indicano che le emissioni globali di CO2 derivanti dai combustibili fossili torneranno a salire nel 2017 di circa il 2 per cento, dopo tre anni di crescita zero, Luca Iacoboni, responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia, dichiara: «Questi dati sono una spinta ad agire ora. Garantire che le emissioni inizino a ridursi è fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dagli Accordi di Parigi. Questa settimana la COP23 entra nel vivo, con l’arrivo a Bonn dei capi di Stato: è tempo che i Paesi aumentino le proprie ambizioni, riducano l’uso dei combustibili fossili e incrementino le fonti di energia rinnovabile». Le principali ragioni dell’aumento di CO2 sono il rallentamento della riduzione delle emissioni in Ue e Stati Uniti e il contestuale aumento di consumo di carbone in Cina, dopo tre anni di decremento. «L’Unione europea, e l’Italia come Stato membro dell’Ue, devono fare di più, e il primo banco di prova sarà il pacchetto di misure denominato “Clean energy for all Europeans”, che è al momento in discussione a Bruxelles», continua Iacoboni. «Sarà un momento decisivo per capire se l’Ue vuole fare sul serio sui cambiamenti climatici o se continuerà a dare soldi pubblici a produzioni inquinanti, come le centrali alimentate a carbone e gas», conclude. Tra le note positive, si stima che l’incremento di emissioni in Cina dovrebbe essere temporaneo, anche considerando le nuove politiche sulla qualità dell’aria (e la riduzione degli incentivi al carbone), e la crescita vertiginosa del settore delle rinnovabili. Inoltre le emissioni dell'India dovrebbero far registrare il più piccolo incremento annuo a partire dalla fine del secolo.
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Flash mob dei volontari di Greenpeace in tutta Italia contro lo smog: «Il diesel è la vera minaccia per i nostri polmoni» (sab, 11 nov 2017)
I volontari di Greenpeace hanno organizzato oggi flash mob in 23 città italiane, per denunciare l’impatto ambientale e sanitario dei veicoli diesel sulle nostre strade. Ai semafori delle vie più trafficate o congestionate i volontari hanno ironicamente fatto pubblicità a un nuovo prodotto, un detersivo di nome “Diesel”, testato sui nostri polmoni, che lava più grigio di ogni altro sapone. Hanno poi distribuito volantini e piccoli ritagli di stoffa, brandelli di tessuti stesi all’aperto per settimane e ingrigiti dallo smog, per evidenziare quanto l’aria che respiriamo nelle nostre città possa scurire anche i capi più bianchi. I volontari dell’organizzazione ambientalista hanno svolto attività di sensibilizzazione soprattutto tra gli automobilisti, categoria tra le più esposte alle emissioni del traffico veicolare, protagonisti ma anche vittime di un sistema di mobilità costoso, malsano, inefficiente. Greenpeace sta in particolare puntando la sua attenzione su un inquinante specifico della mobilità a gasolio, il biossido di azoto, che secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente è responsabile nel nostro Paese di oltre 17 mila casi di morte prematura l’anno. «I danni che le auto diesel arrecano all’ambiente e a tutti noi, nonché il disastro del Dieselgate, non sono certo da imputare a chi ha comprato un’auto a gasolio, ma alle aziende che hanno ingannato i consumatori e ai governi che glielo hanno consentito», dichiara Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. «Se quei veicoli avessero avuto problemi all'impianto frenante, all'airbag o cose simili sarebbero stati immediatamente richiamati dalle aziende per verifiche, controlli o sostituzioni. Invece hanno solo il “piccolo difetto” di emettere fino a 14 volte i valori dichiarati di un gas cancerogeno. E sono ancora sulle nostre strade, senza che nessuno prenda provvedimenti», conclude Boraschi. Nelle scorse settimane Greenpeace ha avviato una campagna per chiedere ai sindaci delle quattro città più colpite dai fumi dei diesel – Milano, Torino, Palermo e Roma – di impegnarsi per limitare progressivamente la circolazione nei loro centri urbani di questi veicoli altamente inquinanti, fino a prevederne, entro la fine del loro mandato, lo stop definitivo. Questo bando non danneggerà in alcun modo i consumatori e sarà, al contrario, a beneficio di tutti. L’organizzazione ambientalista ha inoltre messo a disposizione di tutti un kit di mobilitazione per costruire dal basso, in ogni città, una Rete No Diesel e chiedere al proprio sindaco misure progressive di bando del diesel. È nelle città che l’inquinamento atmosferico e il suo impatto sulla salute, specialmente quella dei nostri figli, hanno raggiunto soglie critiche che impongono azioni immediate.
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Strategia energetica nazionale, Greenpeace: «bene uscita dal carbone nel 2025, ma anziché puntare su gas occorrono più sforzi su rinnovabili ed efficienza» (ven, 10 nov 2017)
Commentando la presentazione della Strategia Energetica Nazionale da parte del Presidente del Consiglio Gentiloni e dei ministri Calenda e Galletti, il direttore esecutivo di Greenpeace Italia, Giuseppe Onufrio, dichiara: «La buona notizia è che in Italia non ci sarà più carbone a partire dal 2025 ed è positivo il fatto che sia stato rivisto al rialzo, anche se non abbastanza, l’obiettivo sulle rinnovabili elettriche. Ma non possiamo pensare di sostituire il carbone con il gas naturale: bisogna investire insmart grid, efficienza energetica e rinnovabili, per limitare al minimo indispensabile il ricorso al gas e la costruzione di nuove infrastrutture come gasdotti o rigassificatori, visto che questo andrebbe anche contro i dichiarati obiettivi di indipendenza energetica. Sul tema della mobilità attendiamo inoltre la definizione di strumenti chiari, non solo in sostegno alle auto elettriche, ma anche in favore di mobilità alternativa e condivisa». Secondo l’associazione ambientalista è importante che, contestualmente all’abbandono del carbone, si diano ai cittadini gli strumenti per diventare energy citizen, ovvero per autoprodurre energia e diventare consumatori consapevoli. Per chiedere azioni globali, in occasione della Cop23, questa notte Greenpeace ha proiettato in Germania un messaggio in diverse lingue per ricordare che non c’è nessun futuro nei combustibili fossili. In Italia, invece, l’organizzazione ambientalista ha lanciato oggi un tweet bombing, indirizzato proprio al Presidente del Consiglio Gentiloni e al ministro Calenda, per fare chiarezza sulla posizione del governo italiano sul cosiddetto “Winter package”, un pacchetto di misure in discussione in Ue che deciderà il futuro energetico del nostro continente fino al 2030. «In Europa l’Italia si dice favorevole al capacity payment, ossia al finanziamento con soldi pubblici di centrali a carbone e a gas, senza alcuna restrizione. Sul tema degli energy citizen invece la posizione del governo a Bruxelles è vaga e certamente non virtuosa, mentre la SEN si limita a citare il tema senza dare obiettivi. Inoltre, in Ue, siamo tra i Paesi che non vogliono definire obiettivi più ambiziosi per le rinnovabili, richiesti invece perfino da parte dell’industria elettrica, con Enel in testa. Tutto ciò appare ancor più incomprensibile per un Paese che giustamente ha annunciato l’abbandono del carbone e che dichiara di volersi impegnare a fondo per portare avanti l’Accordo di Parigi», conclude Onufrio.
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Glifosato: bene il no dell’Italia, diminuisce il numero dei paesi a favore del rinnovo (gio, 09 nov 2017)
I Paesi membri dell’Unione per la sesta volta non hanno sostenuto la proposta della Commissione europea per rinnovare l’autorizzazione al glifosato, l'erbicida più utilizzato a livello Europeo e collegato a cancro e a danni ambientali. La votazione di oggi sulla proposta di rinnovo per cinque anni ha visto nove Paesi contrari (tra cui l’Italia), cinque astenuti e quattordici a favore. «Bene il no dell’Italia al voto odierno, mentre la Commissione continua a cercare l’appoggio per una nuova autorizzazione per il glifosato, noncurante degli scandali legati ai “Monsanto Papers” e al “copia-incolla” nelle valutazioni del rischio europee. Non si può continuare a permettere la contaminazione di suolo, acqua, cibo e persone, il glifosato deve essere vietato ora, non fra tre, cinque o dieci anni» – dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura di Greenpeace Italia. La Commissione ha annunciato un nuovo voto in sede di comitato d’appello, ma non ci si aspettano cambiamenti sostanziali delle posizioni del Paesi membri. Successivamente, la Commissione Ue ha il potere di adottare autonomamente la propria proposta di rinnovo, anche senza il supporto dei governi. Il Parlamento europeo ha recentemente chiesto un phase-out totale del glifosato entro cinque anni, a cominciare da restrizioni immediate per gli usi non professionali e come disseccante in pre-raccolta. Oltre un milione di persone hanno firmato nel 2017 un'iniziativa dei cittadini europei che chiede alla Ue di vietare il glifosato in Europa, e i sondaggi mostrano che in Italia, Francia, Portogallo e Grecia è in crescita il sostegno per il bando.
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