Comunicati stampa

Assolto direttore delle campagne per protesta pacifica contro le volanti a coppia, tra le responsabili del collasso della pesca al pesce azzurro  (gio, 27 lug 2017)
Il tribunale di Sciacca (Agrigento) ha assolto ieri con formula piena perché il fatto non sussiste il direttore delle campagne di Greenpeace Italia, Alessandro Giannì, dall’inverosimile accusa di “violenza privata”. Secondo alcuni pescatori di Sciacca, protestare in modo pacifico, senza peraltro interferire con le attività di pesca, sarebbe un atto violento. L’accusa in questione era rivolta peraltro a una persona che accompagnava giornalisti e foto/video operatori, senza prendere parte attiva alla protesta. La protesta si tenne il 29 aprile 2013 nello Stretto di Sicilia per denunciare la pericolosità per le risorse ittiche della pesca con le “volanti a coppia”, autorizzate prima con una “licenza sperimentale” che non ha mai prodotto un solo dato “scientifico” e poi con provvedimenti semestrali che vengono ancora rinnovati nonostante le popolazioni di sardine e acciughe dello Stretto siano prossime al collasso. “I pescatori dovrebbero riflettere ora su chi continua a permettere, per interessi economici o elettorali, la distruzione delle risorse del mare” afferma Alessandro Giannì. “La pesca al pesce azzurro nello Stretto di Sicilia è al collasso e rischiamo di dover demolire metà della flotta per le scelte dissennate degli ultimi anni”. Secondo gli ultimi documenti del Comitato Scientifico, Tecnico ed Economico per la Pesca (STECF) dell’Unione europea, la pesca delle acciughe nello Stretto di Sicilia dovrebbe essere ridotta di oltre la metà (da circa 3.000 tonnellate a meno di 1.500 tonnellate l’anno), mentre quella delle sardine è stata formalmente valutata come “eccessiva”. Il Comitato ha già chiesto di applicare quote di pesca per queste due specie e gli impatti sull’occupazione del settore rischiano di essere notevoli, anche e soprattutto a causa della dissennata gestione del sistema negli ultimi decenni. Greenpeace ha partecipato a un “Tavolo di consultazione” al Ministero delle Politiche Agricole (Direzione Generale Pesca e Acquacultura) dove ha presentato proposte concrete per un Piano di Gestione temporaneo che cerchi di limitare lo sfascio del settore. Tra le misure proposte da Greenpeace, il blocco di ogni tipo di pesca al pesce azzurro nei mesi invernali (quando si pescano solo esemplari giovani) e un serio piano di monitoraggio della pesca a volante che chiarisca i volumi di scarto e il deprezzamento delle catture. Quel “Tavolo di consultazione” non si riunisce da mesi e le licenze della “volante a coppia” continuano a essere rinnovate: non ci risulta sia stato adottato piano di gestione a tutela delle risorse. Nel frattempo, il Ministero delle Politiche Agricole ha attivato un altro “Tavolo di consultazione permanente della pesca e dell’acquacoltura” cui le associazioni ambientaliste non sono state nemmeno invitate.
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Giustizia è fatta per gli Arctic 30, Russia condannata a pagare all’Olanda 5,4 milioni di euro di danni (mar, 18 lug 2017)
Un tribunale internazionale ha condannato la Russia al pagamento allo stato olandese di 5.395.561,61 euro di danni, più gli interessi, per la vicenda degli “Arctic 30”, riaffermando in modo autorevole il diritto alla protesta pacifica in acque internazionali. La sentenza arriva dopo un lungo arbitrato seguito all’abbordaggio illegale, sequestro e detenzione della nave di Greenpeace battente bandiera olandese, Arctic Sunrise, avvenuto a settembre 2013. Gli “Arctic 30” - 28 attivisti di Greenpeace e due giornalisti free lance - furono detenuti per due mesi in carcere prima di essere rilasciati su cauzione e poi scarcerati in seguito a un’amnistia adottata dalla Duma. L’Arctic Sunrise venne restituita a Greenpeace dopo nove mesi di detenzione nel porto russo di Murmansk, seriamente danneggiata. Anche i gommoni e altre dotazioni di bordo avevano subito gravi danni. Già nell’agosto del 2015 la Russia era stata ritenuta responsabile da un tribunale internazionale per abbordaggio, sequestro e detenzione della nave e per le misure successive prese nei confronti della nave e del suo equipaggio. Oggi il danno è stato stimato monetariamente. Il governo russo ha sempre rifiutato di partecipare ai diversi procedimenti legali o di pagare la sua quota di spese legali stabilita dal tribunale. Non è quindi chiaro se questa volta rispetterà il giudizio legalmente vincolante e pagherà i danni. Quanto il governo olandese dovesse successivamente riconoscere a Greenpeace International verrà impiegato per coprire i costi di riparazione della nave, mentre la compensazione per i danni immateriali sofferti dagli Arctic 30 andrà naturalmente ai singoli individui coinvolti.  La settimana scorsa, dopo i lunghi lavori che sono stati necessari, l’Arctic Sunrise è ripartita per una missione contro le esplorazioni petrolifere nel mare di Barents, condotte dalla compagnia norvegese Statoil, che si sta spingendo sempre più a nord nel Circolo Polare Artico. Gli Arctic 30 si sono rivolti alla Corte europea per i diritti umani, sostenendo che le azioni intraprese dalle Autorità russe hanno leso i loro diritti al libero movimento e alla libertà d’espressione. Il caso è ancora però nelle sue fasi iniziali. “La protesta pacifica degli Arctic 30 ha mostrato al mondo fino a che punto si spingono alcuni governi e alcune aziende per tenerci ancorati ai combustibili fossili. L’azione coraggiosa intrapresa in quella remota piattaforma petrolifera ha spinto milioni di persone a unirsi contro l’industria petrolifera e a battersi per un futuro energetico pulito” commenta Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia.
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L’Italia rifiuti la proposta della Commissione europea sul rinnovo del glifosato (mar, 18 lug 2017)
Verrà discussa domani e dopodomani dai rappresentanti dei Paesi membri a Bruxelles - durante la riunione del comitato permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi (PAFF) - la nuova proposta della Commissione europea sul rinnovo per ulteriori 10 anni del glifosato, l’erbicida più utilizzato a livello europeo. Con una lettera ufficiale, Greenpeace ha chiesto ieri ai ministri Lorenzin, Martina e Galletti di opporsi a questo rinnovo,evidenziando nuovamente i pericoli legati a questo erbicida. «Chiediamo al Governo italiano di respingere al mittente questa inaccettabile proposta. Al di là dei dubbi sugli impatti sanitari per l’uomo, che comunque permangono, gli effetti avversi del glifosato sull’ambiente sono ormai chiaramente documentati», afferma Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura Sostenibile di Greenpeace Italia. «E sarebbe assurdo concedere il via libera a questa sostanza per altri 10 anni, senza aver prima effettuato accurate verifiche su possibili irregolarità nel processo di autorizzazione», continua Ferrario. La pubblicazione dei cosiddetti "Monsanto Papers" getta infatti un’ombra inquietante sulla correttezza dei processi di autorizzazione di questo erbicida. Greenpeace ritiene necessario avviare un'inchiesta per verificare l’esistenza di eventuali indebite influenze, da parte di Monsanto o di altri produttori del glifosato, sulle valutazioni delle agenzie europee sul legame del glifosato con il cancro negli esseri umani. Leggi la lettera di Greenpeace Italia
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Successo di Greenpeace: azienda leader del tonno in scatola Thai Union si impegna per una pesca più sostenibile e socialmente responsabile (mar, 11 lug 2017)
Thai Union, azienda leader del settore ittico, proprietaria in Italia del marchio Mareblu, si è impegnata ad adottare misure per contrastare la pesca illegale e quella eccessiva, oltre a migliorare i mezzi di sussistenza di centinaia di lavoratori della propria filiera. L’annuncio di oggi arriva in seguito a una lunga campagna internazionale di Greenpeace, portata avanti anche in Italia con la campagna “Tonno in trappola”. Gli impegni di Thai Union prevedono notevoli miglioramenti della sua strategia di sostenibilità SeaChange®, includono gli sforzi tesi a sostenere le migliori pratiche di pesca, a migliorare le altre pratiche, a ridurre quelle illegali e non etiche nella sua filiera globale, e inoltre, a portare nei mercati più importanti sempre più tonno pescato in modo responsabile. “Questo impegno segna un enorme progresso per i nostri oceani e la vita marina, e per i diritti dei lavoratori dell’industria ittica”, afferma Bunny McDiarmid, direttore esecutivo di Greenpeace International. “Se Thai Union implementasse queste riforme, spingerebbe le altre aziende a mostrare lo stesso livello di ambizione, portando il settore verso un cambiamento davvero necessario. È giunto il momento per le altre aziende di farsi avanti e mostrare la propria leadership”. Thai Union ha approvato un pacchetto di riforme che include gli impegni a: ridurre del 50 per cento - entro il 2020 - il numero dei sistemi di aggregazione per pesci (FAD) usati globalmente nella propria filiera, raddoppiando quindi la quantità di pesce catturato senza FAD disponibile sul mercato nello stesso periodo. I FAD sono oggetti galleggianti che attirano pesci e altri organismi: sono poi circondati dalle reti e ciò causa la cattura e l’uccisione di squali, tartarughe e giovani tonni; estendere la vigente moratoria al trasbordo del pescato in mare dalle sole imbarcazioni di Thai Union a tutte quelle dell’intera filiera, a meno che i fornitori non garantiscano nuove rigide condizioni. Il trasbordo in mare consente alle navi di continuare una spedizione di pesca per mesi o anni e spesso facilita l’attività illegale; garantire la presenza di osservatori indipendenti su tutte le imbarcazioni che pescano con palangari ed effettuano trasbordi di pesce in mare, per ispezionare e riferire sul potenziale sfruttamento dei lavoratori, e assicurare al 100 per cento un controllo umano o elettronico su tutti i pescherecci che pescano tonno da cui si rifornisce Thai Union; sviluppare un codice di condotta completo per tutti i pescherecci della propria filiera, per integrare e rinforzare il Codice di Condotta etico su Affari e Lavoro, al fine di garantire agli uomini che lavorano sulle imbarcazioni condizioni umane ed eque, con audit indipendenti, i cui risultati siano risultati accessibili al pubblico, e una chiara tempistica per assicurare che questi obiettivi siano raggiunti; spostare quote significative di tonno dalla pesca con i palangari a quella con la canna o lenze entro il 2020 e implementare misure stringenti per ridurre le catture accidentali. I palangari catturano e uccidono involontariamente uccelli marini, tartarughe e squali; passare a una piena tracciabilità digitale, consentendo ai consumatori di risalire la filiera del tonno fino al peschereccio, identificando il metodo di pesca usato. “Thai Union ha deciso di prendere la leadership di questo cambiamento positivo, essendo una delle maggiori aziende del settore ittico del mondo”, afferma Thiraphong Chansiri, presidente e amministratore delegato di Thai Union. “Thai Union ringrazia Greenpeace per il suo impegno a collaborare a questo scopo, dal momento che entrambe le organizzazioni seguono una visione condivisa di tutela della salute dei mari, adesso e per le generazioni future.” Greenpeace e Thai Union hanno concordato di incontrarsi ogni sei mesi per valutare i progressi e l’applicazione dell’accordo. Alla fine del 2018, una terza parte indipendente revisionerà i progressi sulla base degli impegni presi. “Thai Union ha definito un nuovo standard per l’industria ittica per affrontare e risolvere il problema della pesca distruttiva, dello sfruttamento dei lavoratori e delle pratiche non etiche”, continua McDiarmid. “Questo è un grande giorno per le centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo che hanno chiesto all’industria della pesca di agire per eliminare questi problemi.” Thai Union è proprietaria dei marchi di tonno ben noti a livello globale, tra cui Mareblu, Chicken of the Sea, John West, Petit Navire, e Sealect. Circa 700.000 persone in tutto il mondo hanno chiesto a Thai Union di impegnarsi a vendere del tonno in scatola più sostenibile. Dopo l’annuncio di oggi, Greenpeace, i suoi sostenitori e un revisore indipendente continueranno a controllare Thai union e il progresso di tutta l’industria ittica, al fine di assicurare che questi impegni portino a reali cambiamenti. Per saperne di più sul pacchetto di interventi di Thai Union: http://www.greenpeace.org/international/Global/international/documents/oceans/Thai-Union-Commitments.pdf
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La Rainbow Warrior arriva ad Ancona: «Effettuati campionamenti dal Tirreno all’Adriatico, difendiamo i nostri mari dalla plastica» (sab, 08 lug 2017)
Si conclude ad Ancona, con una due giorni di visite gratuite alla Rainbow Warrior, la tappa italiana del tour di ricerca e sensibilizzazione “Meno plastica, più Mediterraneo”, condotto dalla nave di Greenpeace nel nostro Paese. Il tour di raccolta dati nei mari italiani è stato organizzato con la collaborazione scientifica dell’Istituto di Scienze Marine del CNR di Genova, la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e l’Università Politecnica delle Marche. Partita il 24 giugno da Genova, la Rainbow Warrior in queste settimane ha solcato Tirreno, Ionio e Adriatico per effettuare campionamenti utili a rilevare la presenza di microplastiche in mare e negli organismi marini. Sono stati prelevati campioni in diverse regioni italiane, dalla Liguria alla Calabria, dalla Toscana alla Puglia. «Ricerca scientifica e definizione di normative efficaci per risolvere il problema dell’inquinamento marino derivante dalla plastica alla fonte: sono questi i due obiettivi del nostro tour», dichiara Serena Maso, campagna Mare di Greenpeace Italia. «Abbiamo voluto mettere al servizio della ricerca la nostra nave e le nostre competenze, ci aspettiamo che anche la politica, in particolare il ministro dell’Ambiente Galletti, faccia la sua parte iniziando, ad esempio, dalla graduale eliminazione della plastica usa e getta e obbligando i produttori a coprire i costi di gestione e smaltimento dei rifiuti, perché il riciclo non è sufficiente. È il momento di agire», conclude Maso. Secondo dati diffusi da Greenpeace, nel Mediterraneo circa il 96 per cento dei rifiuti galleggianti è composto da plastica. Un problema che purtroppo non interessa solo la superficie del Mare Nostrum, dato che rifiuti in plastica sono stati ritrovati anche a più di 3 mila metri di profondità. «L’impatto di questo fenomeno è ancora difficile da valutare ma campagne come questa fatta con Greenpeace servono a sensibilizzare tutti rispetto al problema e a capire che si può fare moltissimo per arginare questo genere di inquinamento», afferma Roberto Danovaro, presidente della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli. «Il futuro che aspetta le nuove generazioni dovrà riservare più attenzione all’ambiente e alla sua valorizzazione ed è per questo che il nostro ateneo ha scelto di porre l’ambiente come una delle linee strategiche per lo sviluppo delle nostre attività di ricerca, dichiara Sauro Longhi, rettore dell’Università Politecnica delle Marche. «La ricerca di uno sviluppo ecosostenibile che rispetti l’ambiente, che non consumi risorse e che permetta alle nuove generazioni di scegliere consapevolmente, per attenuare i cambi climatici, favorire la distribuzione di beni comuni e la sostenibilità alimentare per gli oltre 7 miliardi di persone che condividono questo spazio limitato e ancora bellissimo che è la nostra terra, il nostro mare e l’aria dove galleggiamo», conclude Longhi. La nave sarà ancorata alla banchina 1 del porto di Ancona e resterà a disposizione di stampa e cittadini per due giorni. Sarà gratuitamente aperta a tutti oggi, dalle 14 e 30 alle 18, e domani, dalle 10 alle 16. Tanti gli eventi e le attività di informazione organizzati per i cittadini che visiteranno la Rainbow Warrior. Una volta lasciata l’Italia, la Rainbow Warrior continuerà il suo tour europeo in Croazia, Grecia e Bulgaria.
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G20: protesta di Greenpeace anti Trump, i leader del G19 vadano oltre l’Accordo di Parigi (ven, 07 lug 2017)
Attivisti di Greenpeace hanno posizionato una scultura alta sette metri che ritrae il presidente Donald Trump su un pontone sul fiume Elba, di fronte alla Elbphilharmonie, dove si ritroveranno stasera i leader del G20 per un concerto. La scultura ritrae il presidente statunitense come un bambino capriccioso con tanto di pannolino seduto sul pianeta Terra. Nelle mani tiene una copia stracciata dell’Accordo di Parigi, mentre sotto alla scultura si legge il messaggio “Time For a Change”. “Gli altri leader del G20 non possono aspettare che Trump cresca” dichiara Luca Iacoboni, responsabile campagna energia e clima di Greenpeace Italia. “I G19 devono mostrare ora che hanno deciso di abbandonare carbone, petrolio e gas, dando attuazione all’Accordo di Parigi”. “La decisione di Trump di rinnegare l’Accordo di Parigi rende impossibile una forte dichiarazione congiunta del G20 sul clima. La Merkel non deve però sacrificare l’ambizione per raggiungere l’unità. Abbiamo bisogno di un impegno dei G19 sul clima che mostri l’intenzione di andare anche al di là quanto sottoscritto a Parigi da 195 Paesi” dichiara Jennifer Morgan, direttore esecutivo di Greenpeace International. “Questo è il momento di mostrare solidarietà con le persone di tutto il mondo, inclusi sindaci, governatori e amministratori delegati statunitensi che sono impegnati contro i cambiamenti climatici, dimostrando che la trasformazione verso un’economia a zero emissioni è irreversibile così come l’Accordo di Parigi”.
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Greenpeace accoglie Trump a Varsavia: scelta delle rinnovabili giusta per l’ambiente e per l’economia (gio, 06 lug 2017)
Dopo aver accolto Donald Trump lo scorso mese al suo arrivo a Roma, in occasione del G7, con una proiezione sulla cupola di San Pietro, Greenpeace Polonia e Greenpeace Germania hanno salutato nella notte l’arrivo del presidente Usa a Varsavia, proiettando la scritta “No Trump, Sì Parigi” sulla facciata del Palazzo della cultura e della scienza. “Il presidente Trump ha annunciato che gli Stati Uniti lasceranno l’Accordo di Parigi ma è isolato in questa decisione. Circa 200 Paesi hanno accettato l’Accordo e non hanno alcuna intenzione di ritirarsi. L’Ue, così come Cina, India e Canada credono che le azioni per proteggere il clima vadano portate avanti indipendentemente dalle decisioni irresponsabili di Trump. Molti Stati americani, a partire dalla California, che rappresenta una delle maggiori economie al mondo, si sono dichiarati contrari alla politica di Trump e hanno confermato i propri impegni nel rispettare l’accordo di Parigi” afferma Luca Iacoboni, responsabile della campagna energia e clima di Greenpeace Italia. Dopo la visita a Varsavia Trump parteciperà al G20 di Amburgo, nel quale l’Accordo di Parigi sarà al centro dell’agenda. I leader europei hanno dichiarato che terranno fede ai propri impegni sul clima. Secondo un rapporto commissionato da Greenpeace Germania e reso noto ieri, eolico e solare saranno le fonti energetiche più convenienti in ogni Paese del G20 entro il 2030 al più tardi e già lo sono nella metà dei Paesi. “Non ci sono più scuse. La protezione del clima è sempre più anche economicamente conveniente, dal momento che le rinnovabili sono già oggi più economiche di fonti inquinanti e rischiose come il carbone e il nucleare in molti Paesi” prosegue Iacoboni. “Il G20 ha ora la responsabilità di mandare un segnale chiaro: accelerare sulla transizione energetica è una scelta economica ineludibile”. La conferma arriva anche dagli investitori: dati delle Nazioni Unite indicano che nel 2016 gli investimenti in rinnovabili sono stati il doppio di quelli in fonti energetiche convenzionali, sebbene le fonti fossili vengano incentivate più di quelle rinnovabili. Circa il 55 per cento della potenza elettrica che è stata installata lo scorso anno è rinnovabile, un vero record. E il costo delle tecnologie rinnovabili è in continuo calo, a dimostrazione che il presente è rinnovabile e il futuro lo sarà ancora di più. Leggi il rapporto di Greenpeace Germania: www.greenpeace.de/sites/www.greenpeace.de/files/publications/20170705_greenpeace_studie_comparing_electricity_costs_engl.pdf
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I cittadini insieme a Greenpeace chiedono di fermare gli scarichi di PFAS in Veneto (mer, 05 lug 2017)
Una scritta umana di circa 500 metri quadri, composta da un centinaio di persone sulle colline di Montecchio Maggiore, in prossimità dei castelli di Romeo e Giulietta, per mandare un messaggio forte e inequivocabile: “NO PFAS”. Con questa azione, ripresa dall’alto, i cittadini di Montecchio Maggiore, Lonigo e altri comuni limitrofi hanno voluto ribadire insieme ai volontari di Greenpeace la richiesta alla Regione Veneto di fermare immediatamente chi inquina. “Migliaia di cittadini veneti continuano a convivere quotidianamente con l’inquinamento da PFAS e a pagarne le conseguenze sulla propria pelle. Le persone non vogliono più queste sostanze né nella loro acqua né nel proprio sangue e di quello dei propri figli” dichiara Giuseppe Ungherese responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia. “Ogni nanogrammo di PFAS sversato nell’ambiente va ad aggravare una situazione già gravissima. È necessario che la Regione Veneto agisca alla radice del problema, fermando subito chi inquina, e emanando un provvedimento per favorire una rapida riconversione industriale di tutti quei processi responsabili dell’inquinamento da PFAS. Alternative più sicure a queste sostanze esistono e sono già disponibili sul mercato” I primi dati del biomonitoraggio condotto dalla Regione Veneto, circa la presenza di PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) in campioni ematici di cittadini della zona a maggiore contaminazione, mostrano una situazione estremamente preoccupante. Inoltre, come evidenziato dalla delibera della Giunta Regionale 851 dello scorso 13 giugno, si prevede che la metà dei soggetti valutati abbia valori elevati di PFAS nel proprio sangue. Questi risultati confermano che i provvedimenti di tipo sanitario adottati finora dalla Regione non sono sufficienti a tutelare adeguatamente la salute e la sicurezza dei cittadini.
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CETA, Commissione Affari Esteri vota contro sospensiva. Greenpeace: «Vergognoso autogol, a scapito di diritti, salute, ambiente e agroalimentare italiano» (mar, 27 giu 2017)
Nonostante l’affollato presidio di oggi in Piazza del Pantheon a Roma, la maggioranza dei senatori della Commissione Affari esteri del Senato (Partito Democratico e Forza Italia) ha votato contro la sospensiva relativa al CETA. «Il voto di oggi in Commissione Affari Esteri del Senato è un vergognoso autogol a scapito di diritti, salute, ambiente e dell’agroalimentare italiano», dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura e Progetti speciali di Greenpeace Italia. «La politica commerciale europea e nazionale deve diventare un volano per rafforzare i nostri diritti sociali e la salvaguardia del Pianeta, non uno strumento per favorire i profitti di pochi, a scapito dei cittadini. Questo accordo è e sarà inaccettabile fino a quando non avverrà un vero cambio di rotta». Secondo Greenpeace, per un sistema commerciale trasparente, giusto ed equo, la globalizzazione deve essere governata da regole. Queste regole devono rispettare i valori nazionali e culturali, tutelare l’ambiente e la salute, consentire uno sviluppo sostenibile e attuare efficacemente gli obiettivi degli accordi delle Nazioni Unite quali l'Accordo sul clima di Parigi, la Convenzione sulla Biodiversità e gli obiettivi di sviluppo sostenibile. I trattati ambientali, gli accordi sui diritti umani e gli standard internazionali del lavoro devono avere la precedenza sulle norme commerciali. Per questo l’organizzazione ambientalista ha definito dieci principi per garantire che il commercio operi a favore delle persone e del Pianeta e non per abbattere i diritti. «Il 5 luglio saremo di nuovo in piazza a Montecitorio, con associazioni ambientaliste, agricole, sindacali e della coalizione #StopTTIP #StopCETA, per ribadire un forte e chiaro no al CETA», conclude Ferrario. Leggi i 10 principi per gli accordi sul commercio
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Dalla Rainbow Warrior un messaggio al Ministro Galletti: «Il mare non è usa e getta, basta plastica!» (lun, 26 giu 2017)
La nave Rainbow Warrior di Greenpeace, impegnata nel tour “Meno plastica, più Mediterraneo”, lancia un messaggio al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, dalla costa di Camogli (Genova), con mega-bottiglie e oggetti di plastica grandi quanto una barca. Proprio oggi si tiene infatti a Bruxelles il così detto trilogo, cioè il negoziato tra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue, per la revisione delle Direttive comunitarie sui rifiuti. Greenpeace chiede una graduale eliminazione della plastica usa-e-getta, compresi gli imballaggi. «Le spiagge e i fondali marini sono invasi dalla plastica, che rappresenta circa l’80 per cento dei rifiuti in mare. Riciclare non basta, il problema va risolto alla fonte, intervenendo sulla produzione. Chiediamo al ministro Galletti di garantire la graduale eliminazione della plastica monouso”, dichiara Serena Maso, campagna Mare di Greenpeace Italia. Nel 2014, a livello europeo, solo il 29,7 per cento della plastica finita nel ciclo dei rifiuti è stato riciclata. Il resto è finito in discarica, negli inceneritori o è stato semplicemente abbandonato nell'ambiente. Nel 2012, i 27 Stati Membri dell'Ue hanno esportato la metà della plastica raccolta per il riciclo, una cifra equivalente a 3,4 milioni di tonnellate di plastica, per un valore stimato intorno a 1,7 miliardi di euro (di cui l'87 per cento è stato esportato in Cina). Greenpeace ha promosso una petizione al ministro dell’Ambiente Galletti che tutti possono firmare (http://no-plastica.greenpeace.it) affinché sostenga queste fondamentali misure nelle decisioni del Consiglio Europeo. «Il momento di agire è ora e ci aspettiamo che l’Italia faccia la sua parte», aggiunge Maso. «In particolare, è urgente applicare il principio “chi inquina paga” e garantire che i produttori e gli importatori si facciano carico dei costi di smaltimento e gestione dei rifiuti», conclude. L’Europa è il secondo più grande produttore al mondo di plastica e quasi la metà di quella che produce è destinata al mercato degli imballaggi, con una grande responsabilità rispetto all’inquinamento marino derivante dalla plastica. Solo adottando misure ambiziose l’Europa può fare la differenza. Partito sabato 24 giugno da Genova, il tour della nave Rainbow Warrior di Greenpeace, “Meno plastica, più Mediterraneo”, vuole raccogliere dati scientifici e testimonianze dirette sull’inquinamento da plastica che affligge i nostri mari, e informare l’opinione pubblica su questo grave problema. Il tour è organizzato con la collaborazione scientifica dell’Istituto di Scienze Marine del CNR di Genova, la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e l’Università Politecnica delle Marche. I ricercatori a bordo stanno eseguendo quotidianamente prelievi e campionamenti lungo la costa italiana. Per chi volesse conoscere meglio l’attività di Greenpeace e il tour in corso, la prossima tappa è a Pozzuoli. La nave sarà ancorata al Molo Caligoliano del porto commerciale, e sarà visitabile il 30 giugno, dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19, e il primo luglio, dalle 10 alle 16. Tanti gli eventi e le attività di informazione organizzati per i cittadini che visiteranno la Rainbow Warrior.
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Greenpeace pubblica leaks su accordo commerciale Ue-Giappone: «L'Unione Europea indietreggia su trasparenza e tutela ambiente» (sab, 24 giu 2017)
Greenpeace Olanda ha pubblicato nelle ultime ore circa 200 pagine delle negoziazioni segrete dell’accordo commerciale fra Unione europea e Giappone noto come JEFTA. Secondo l’associazione, i documenti - disponibili su trade-leaks.org- evidenziano il fallimento della Commissione europea e dei governi nazionali sul rispetto degli impegni presi per una maggiore trasparenza in trattative come questa. Greenpeace rileva anche un approccio debole in relazione alla tutela ambientale, nonostante nel recente passato l’Unione europea abbia fatto rassicurazioni sul rispetto dei più alti standard ambientali nell’ambito degli accordi commerciali. «I documenti pubblicati mostrano ancora una volta come Commissione europea e governi nazionali stiano portando avanti negoziati commerciali in segreto, a scapito degli standard ambientali», dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura e Progetti speciali di Greenpeace Italia. «La politica commerciale europea deve invece diventare un volano per rafforzare i nostri diritti sociali e la salvaguardia del Pianeta, non uno strumento per il commercio fine a se stesso. Questi accordi sono un disastro e nessuno di essi sarà accettabile fino a quando non avverrà un vero cambio di rotta. Per questo chiediamo al governo italiano di non ratificare il CETA, accordo commerciale con il Canada attualmente in discussione in Commissione Affari Esteri del Senato, dove a Greenpeace non è stata nemmeno concessa la possibilità di essere audita». I documenti sul JEFTA resi noti da Greenpeace Olanda sono in prevalenza datati tra la fine del 2016 e l'inizio del 2017, appena precedenti al diciottesimo round di negoziati. I negoziatori sperano di concludere il nuovo accordo nelle prossime settimane. Qualora venisse siglato, l'accordo commerciale con il Giappone potrebbe essere il più grande mai sottoscritto dall’Ue e coprire un volume commerciale pari a circa il doppio del CETA. Le disposizioni al momento presenti nell'accordo Ue-Giappone sulle “corti speciali” per la tutela degli investimenti sono addirittura più deboli di quelle già estremamente preoccupanti previste dall’accordo commerciale con il Canada. Sia CETA che JEFTA mancano di impegni concreti e vincolanti per aspetti legati ad ambiente, sviluppo sostenibile e lavoro. Secondo Greenpeace, per riuscire ad avere un sistema commerciale trasparente, giusto ed equo, la globalizzazione deve essere governata da regole. Queste regole devono rispettare i valori nazionali e culturali, consentire uno sviluppo sostenibile e attuare efficacemente gli obiettivi degli accordi delle Nazioni Unite quali l'Accordo sul clima di Parigi, la Convenzione sulla Biodiversità e gli obiettivi di sviluppo sostenibile. I trattati ambientali, gli accordi sui diritti umani e gli standard internazionali del lavoro devono avere la precedenza sulle norme commerciali. Per questo l’organizzazione ambientalista ha definito dieci principi per garantire che il commercio operi a favore delle persone e del Pianeta, e non il contrario. Per ribadire il forte no al CETA, in occasione del voto in Commissione Affari esteri del Senato, martedì 27 giugno Greenpeace scenderà in piazza a Roma insieme ad altre associazioni ambientaliste, agricole e sindacali, a partire dalle 10 al Pantheon. Leggi i JEFTA leaks su trade-leaks.org Leggi i 10 principi sugli accordi per gli accordi sul commercio  
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Al via da Genova tour italiano della Rainbow Warrior "Meno plastica, più Mediterraneo" (ven, 23 giu 2017)
Parte ufficialmente da Genova la tappa italiana del tour europeo che la nave Rainbow Warrior di Greenpeace sta effettuando per raccogliere dati e testimonianze dirette sull’inquinamento da plastica che affligge i nostri mari, e per informare l’opinione pubblica su questo grave problema. Il tour di ricerca e sensibilizzazione “Meno plastica, più Mediterraneo” in Italia è organizzato con la collaborazione scientifica dell’Istituto di Scienze Marine del CNR di Genova, la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e l’Università Politecnica delle Marche. «Una fantastica opportunità di ricerca congiunta, per andare a caccia dei microframmenti di plastica che avvelenano il Mare nostrum e comprendere meglio la diffusione e l’impatto di questo inquinante emergente sul più importante ecosistema del nostro territorio», dichiara Marco Faimali, responsabile della sede di Genova dell'Istituto di scienze marine del Cnr (Ismar-Cnr) Come diffuso oggi da Greenpeace nel report “Un Mediterraneo pieno di plastica”, i materiali di plastica rappresentano tra il 60 e l’80 per cento dei rifiuti marini. Rifiuti o frammenti di plastica sono stati trovati anche nei fondali abissali tra 900 e 3 mila metri di profondità, nelle specie commerciali come tonno e pesce spada e in aree ecologicamente importanti e protette.  Secondo l’organizzazione ambientalista, l’Europa ha una grande responsabilità in quanto è il secondo produttore al mondo di plastica, utilizzata per lo più per la produzione di imballaggi monouso. «Riciclare non basta, dobbiamo risolvere il problema alla fonte», dichiara Serena Maso, Campagna Mare di Greenpeace Italia. «Chiediamo al Ministro Galletti di garantire la graduale eliminazione della plastica usa e getta, compresi gli imballaggi. L’attuale revisione delle Direttive Ue sui rifiuti offre all’Italia e ai Paesi membri l’occasione di fare davvero un passo avanti contro l’inquinamento marino dovuto alla plastica. La plastica è ovunque e quella visibile ad occhio nudo rappresenta solo la punta dell’iceberg. Il mare soffoca, il momento di agire è ora», conclude Maso. La nave resterà a Genova a disposizione di chi vorrà visitarla, gratuitamente, fino a sabato 24. Sarà aperta al pubblico questo pomeriggio, dalle 16 alle ore 19, e domani, dalle 10 alle 16. Tanti gli eventi e le attività di informazione organizzati per i cittadini che visiteranno la Rainbow Warrior. Il tour italiano proseguirà poi in Campania. La nave sarà a Pozzuoli, ancorata al Molo Caligoliano del porto commerciale, e sarà visitabile il 30 giugno, dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19, e il primo luglio, dalle 10 alle 16.   Leggi il report “Un Mediterraneo pieno di plastica”  
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Greenpeace denuncia la Giunta Regionale del Veneto per calunnia e diffamazione (mer, 21 giu 2017)
Greenpeace Italia ha depositato oggi presso la Procura della Repubblica una denuncia per calunnia e diffamazione nei confronti di tutti i membri della Giunta Regionale del Veneto. Lo scorso 29 maggio la Giunta ha approvato all’unanimità la delibera 783 relativa ad “Iniziative in ordine alla pubblicazione di informazioni non corrette sui siti Internet in ordine alla vicenda pfas”. Nel testo della delibera si legge che è ritenuta particolarmente offensiva “la considerazione secondo cui la soglia di materiale litoide scavabile nei prossimi anni in Veneto introdotta dalla Giunta è mafiogena”. Vista la totale falsità di questa affermazione attribuita a Greenpeace e diffusa attraverso i principali organi d’informazione locali, l’associazione ha deciso di procedere legalmente. “Mentre a causa dei ritardi delle istituzioni regionali sul fronte ambientale migliaia di cittadini veneti continuano a subire sulla propria pelle le gravi conseguenze dell’inquinamento da PFAS, il massimo organo istituzionale del Veneto vota all’unanimità una delibera contenente affermazioni attribuite a Greenpeace senza verificarne la veridicità. La superficialità e la negligenza dimostrate pongono seri interrogativi sulle capacità della Giunta di affrontare in modo adeguato la grave emergenza ambientale che sta interessando una gran parte del Veneto” dichiara Giuseppe Ungherese, Responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.  Non meno inquietante è la scarsa trasparenza: infatti sul Bollettino Ufficiale della Regione Veneto disponibile on line è presente solo il “titolo” della delibera con il mandato a querelare Greenpeace. Dal testo che Greenpeace è riuscita ad ottenere, si capisce che la mancata pubblicazione della delibera è un atto deciso in modo esplicito (art. 3 della delibera 783 del 29/05/2017) dalla Giunta. La contaminazione da PFAS (sostanze perfluoralchiliche) in una vasta area del Veneto è nota dal 2013 e, ad oggi, le autorità regionali non hanno adottato alcun provvedimento efficace per fermare l’inquinamento. Non c’è ancora un censimento degli scarichi di PFAS nell’ambiente che individui chi continua a fare profitti utilizzando queste sostanze pericolose. Purtroppo, come dimostrano i dati recenti diffusi da Greenpeace nel rapporto “Non ce la beviamo”, relativo alla presenza di PFAS in campioni di acqua potabile prelevati in scuole primarie e fontane pubbliche del Veneto, l’inquinamento da PFAS va ben oltre la cosiddetta “zona rossa” e riguarda anche grandi città come Verona, Padova e Vicenza.  “La Giunta Regionale spreca tempo e denaro dei contribuenti veneti per perseguire legalmente con accuse false Greenpeace piuttosto che impegnare tutte le sue risorse per la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Greenpeace si impegna fin da ora ad impiegare l’intero ammontare del risarcimento economico che otterrà dal procedimento legale nei confronti della Regione Veneto per effettuare ulteriori indagini sulla contaminazione da PFAS in Veneto” conclude Ungherese. Leggi il testo integrale della Deliberazione della Giunta Regionale n. 783 del 29/05/2017:   http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/Delibera%20Giunta%20Regionale.pdf Scarica il BUR della Regione Veneto nr. 57 del 13/06/2017 con gli "omissis" della delibera con il mandato a querelare Greenpeace http://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/DettaglioDgr.aspx?id=346646
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Giornata mondiale del rifugiato: 21,5 milioni i rifugiati ambientali per colpa dei cambiamenti climatici (mar, 20 giu 2017)
Oggi viene celebrata la Giornata internazionale del rifugiato, indetta dalle Nazioni Unite per commemorare l'approvazione nel 1951 della Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Secondo il rapporto di Greenpeace Germania “Climate Change, Migration and Displacement”, ogni anno 21,5 milioni di persone sono costrette a lasciare le proprie case a causa di siccità, tempeste o alluvioni. Se prendiamo in considerazione il solo 2015, si tratta di un numero quasi doppio rispetto alle persone costrette a fuggire da guerre e violenza. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha sviluppato il concetto di “migrazione ambientale”: il cambiamento climatico porta al degrado ambientale cui contribuiscono anche altri fattori, come ad esempio lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali. Il degrado ambientale distrugge le basi materiali della sussistenza e sempre più espone le persone colpite al rischio di disastri naturali.   «Eventi meteorologici estremi sempre più frequenti costringono milioni di persone nei Paesi più poveri ad abbandonare le proprie case in cerca di sicurezza», dichiara Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia. «I Paesi più industrializzati e i Paesi in via di sviluppo devono lavorare insieme per trovare soluzioni concrete, sia per affrontare direttamente questi fenomeni che per sostenere e proteggere chi non ha altra scelta che lasciare la propria casa». Leggi il rapporto “Climate Change, Migration and Displacement” (in inglese): https://www.greenpeace.de/sites/www.greenpeace.de/files/20170524-greenpeace-studie-climate-change-migration-displacement-engl.pdf Leggi l’introduzione (in italiano): www.greenpeace.org/italy/Global/italy/report/2017/Climate/Briefing_Climate_Change_Migration_and_Displacement%20.pdf
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Al via tour in Europa meridionale della Rainbow Warrior: «Tappe anche in Italia: meno plastica, più Mediterraneo» (gio, 08 giu 2017)
In occasione della Giornata mondiale degli Oceani, per sollevare l’attenzione e raccogliere dati e testimonianze dirette sull’inquinamento da plastica che affligge i nostri mari, Greenpeace lancia oggi dalla Spagna un tour di ricerca scientifica condotto dalla Rainbow Warrior. La nave toccherà nell’ordine anche Italia, Croazia, Grecia, per concludersi sulle coste bulgare del mar Nero. Nel Mediterraneo circa il 96 per cento dei rifiuti galleggianti è composto da plastica. Un problema che purtroppo non interessa solo la superficie del Mare Nostrum, dato che rifiuti in plastica sono stati ritrovati anche a più di 3 kilometri di profondità. I livelli di accumulo di questo materiale nel Mediterraneo sono comparabili a quelli delle aree tropicali conosciute come “zuppe di plastica”. Per questo Greenpeace invita tutti a firmare una petizione rivolta ai governi europei, affinché si impegnino per la graduale eliminazione dei prodotti usa e getta in plastica, come bicchieri, posate e buste. «Secondo alcune stime, ogni anno a livello globale dalle 192 nazioni costiere del Pianeta finiscono negli oceani tra i 4,8 e 12,7 milioni di tonnellate di plastica. Tutto ciò è semplicemente inaccettabile», dichiara Serena Maso, campagna Mare di Greenpeace Italia. «Riciclare non basta a risolvere il problema dell’inquinamento da plastica, i governi dovrebbero prima di tutto dare priorità alla prevenzione del problema alla fonte, ad esempio riducendo gli imballaggi e i prodotti monouso, per poi puntare sul riutilizzo e infine sul riciclo». La nave Rainbow Warrior di Greenpeace sarà in Italia dal 22 giugno al 9 luglio. Il tour partirà da Genova, toccherà la Campania e si concluderà in Adriatico. Tanti gli eventi e le attività di informazione per i cittadini, organizzati con la collaborazione scientifica dell’Istituto di Scienze Marine del CNR di Genova, la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e l’Università Politecnica delle Marche. 
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Trump fuori da Parigi. Decisione moralmente deplorevole. Il mondo va in un'altra direzione (gio, 01 giu 2017)
Uscire dagli accordi di Parigi marginalizzerà gli Stati Uniti. È una decisione moralmente deplorevole, di cui Trump si pentirà. Greenpeace, commentando l’anacronistica decisione di Trump di abbandonare gli Accordi di Parigi, sottolinea che gli Stati Uniti stanno perdendo la leadership globale sul tema dei cambiamenti climatici, e con essa anche tutti i benefici economici e lavorativi legati alla transizione energetica verso le energie rinnovabili. “Uscire dagli accordi di Parigi marginalizzerà gli Stati Uniti. È una decisione moralmente deplorevole, di cui Trump si pentirà. Agire in difesa del clima non è tema di un dibattito politico, ma un imperativo per salvaguardare il Pianeta e chi lo abita” dichiara Jennifer Morgan, direttore esecutivo di Greenpeace International. “Stiamo assistendo ad un cambiamento di portata storica, con Europa, Cina e ed altri Paesi che stanno guidando la rivoluzione energetica, e sempre più lo faranno. Quasi 200 Paesi si sono impegnati due anni fa a Parigi in difesa del clima, e solamente uno ha deciso di tirarsi indietro: è evidente quanto Trump sia lontano dal resto del mondo. Mentre la Cina cancella le centrali a carbone, Trump cancella le azioni in difesa del clima: stanno cambiando gli equilibri del mondo. La rivoluzione energetica è destinata a continuare, con i leader del resto del mondo, migliaia di aziende e i cittadini che compiono grandi passi avanti” afferma Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia.
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Greenpeace al G20: Salviamo i mari dall’invasione della plastica (gio, 01 giu 2017)
Attivisti di Greenpeace protestano oggi a Brema, in Germania, durante la Conferenza del G20 sull’inquinamento marino da plastica. Cinquanta attivisti si sono immersi in un lago in prossimità della sede dell’incontro e hanno formato la scritta “ACT” (Agite) per chiedere passi concreti e soluzioni vincolanti per ridurre l’uso e la produzione di plastica usa e getta. Gli attivisti hanno aperto uno striscione con il messaggio “Per oceani liberi dalla plastica”. “I nostri oceani soffocano sotto otto milioni di tonnellate di plastica che viene gettata e finisce in mare ogni anno. Il problema sta rapidamente peggiorando e per risolverlo servono fatti concreti e scelte ambiziose, non parole. I potenti della terra riuniti al G20 hanno la responsabilità di questo cambiamento attraverso l’adozione di provvedimenti e soluzioni legalmente vincolanti che risolvano il problema alla fonte e favoriscano l’innovazione e l’implementazione di sistemi di fornitura alternativi e sostenibili” dichiara Serena Maso, Campagna Mare di Greenpeace Italia. Si stima che il 60-80 per cento dei rifiuti marini sia costituito da plastica. Tra i 4 e i 12 milioni di tonnellate di plastica finiscono ogni anno nei mari, e solo il 14 per cento della plastica viene riciclato. Greenpeace chiede ai governi di vietare la produzione della plastica all’origine, come primo passo fondamentale, includendo un piano con tempistiche vincolanti per i prodotti usa e getta di plastica, tra cui imballaggi e microsfere. Tutte le aziende e i produttori di materiali in plastica, come ad esempio gli imballaggi, devono obbligatoriamente dotarsi di un “Sistema di Responsabilità Estesa del Produttore” per contribuire a risolvere il problema. “Riciclare non basta, è necessario che i governi affrontino il problema dando priorità alle politiche di gestione dei rifiuti e adottando azioni mirate per prevenire il problema alla fonte, riducendo la produzione e per il riuso e il riciclo dei prodotti”, continua Maso. “L’innovazione e l’implementazione di sistemi di fornitura alternativi e la sostituzione delle microsfere con materiali sostenibili sono fondamentali”. Negli ultimi cinquant’anni la produzione globale di plastica è cresciuta in modo esponenziale. Solo tra il 2002 e il 2013 è aumentata del 50 per cento circa, passando da 204 a 299 milioni di tonnellate. A questi ritmi entro il 2020 si produrranno più di 500 milioni di tonnellate di plastica ogni anno: un aumento del 900 per cento rispetto ai livelli del 1980.  
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Oltre 100 autori firmano per la libertà di espressione e la difesa delle foreste (mer, 31 mag 2017)
Più di 100 autori di tutto il mondo hanno firmato un appello di Greenpeace per la libertà d’espressione e la difesa delle foreste. Tra questi diversi scrittori italiani, come Roberto Saviano, Erri De Luca e Susanna Tamaro, e il fumettista Zero Calcare. L’appello, diffuso in Italia al Salone del Libro di Torino, nasce in seguito alle cause legali multimilionarie presentate da una società canadese, Resolute Forest Products, contro Greenpeace, per mettere a tacere le critiche che l’organizzazione ambientalista ha mosso alle controverse attività di disboscamento nella foresta boreale canadese. Queste azioni legali potrebbero costituire un pericoloso precedente per la libertà di espressione. “La libertà si scrive sulla carta, la carta libera è carta di foreste vive come la parola” ha scritto Roberto Saviano, e gli fa eco Susanna Tamaro: “La lotta pacifica contro il degrado ambientale è fondamentale per il nostro tempo”. Gli autori che hanno firmano si sono impegnati a difendere "la libertà di espressione come pilastro delle società democratiche e pacifiche, il diritto degli individui di organizzarsi e protestare senza intimidazione, [e] coloro che proteggono pacificamente le foreste del mondo". Greenpeace, in un recente rapporto, mostra che alcune grandi case editrici internazionali acquistano carta da Resolute e le sta invitando a esprimersi per la libertà di espressione e a lavorare con l’azienda canadese per diventare più sostenibili. Tra gli autori che hanno firmato l’impegno di Greenpeace figurano il premio Nobel J.M. Coetzee, Naomi Klein, Margaret Atwood, Ian McEwan, Alec Baldwin, Jane Fonda e molti altri. "Le case editrici e gli autori sono alleati naturali nella nostra lotta per proteggere la libertà di espressione. Vogliamo celebrare il potere delle parole e l'incredibile lavoro che gli autori e le case editrici fanno ogni giorno per garantire il pensiero critico e la diffusione delle idee nella nostra società. Ora, chiediamo loro di fermare questo pesante tentativo da parte di un'azienda della carta di silenziare il dissenso" afferma Martina Borghi, Campagna Foreste di Greenpeace Italia. Questa settimana Greenpeace partecipa alla Book Expo di New York, in contatto con case editrici e lettori, e presenta l'installazione artistica “Treewhispers” dell'artista Pamela Paulsrud, che celebra il nostro stretto legame con gli alberi. Leggi l’appello: http://www.greenpeace.org/usa/authors-pledge/ Leggi il rapporto “ClearcuttingFree Speech: How Resolute Forest Products is going to extremes to silencecritics of its controversial logging practices
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G7 di Taormina: «Su lotta a cambiamenti climatici Trump sempre più isolato, prossimo G20 sia punto di svolta» (sab, 27 mag 2017)
Commentando quanto emerso in fatto di lotta ai cambiamenti climatici da questa due giorni di G7 a Taormina, Jennifer Morgan, Direttrice Esecutiva di Greenpeace International, dichiara: «Europa, Canada e Giappone hanno oggi preso una posizione chiara, dimostrando di nuovo quanto Trump sia lontano dal resto del mondo sul tema dei cambiamenti climatici. Gli esiti del G7 confermano che la transizione energetica non è arrestabile, ma i leader devono adesso mantenere la determinazione e assicurarsi che il prossimo G20 segni maggiore ambizione dal punto di vista delle politiche climatiche. Il Presidente Trump deve ora tornare a Washington e fare la scelta giusta, per affrontare seriamente il tema dei cambiamenti climatici e prendere parte alla salvaguardia del clima con il resto del mondo».
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G7: attivisti di Greenpeace in azione a Taormina per la difesa del clima (ven, 26 mag 2017)
In concomitanza con l’apertura dei lavori del G7, alcuni attivisti di Greenpeace hanno lanciato oggi un appello ai capi di governo, aprendo degli striscioni con il messaggio “Planet Earth first” e “Climate Justice now” a bordo di otto canoe posizionate nelle acque antistanti la spiaggia di Giardini Naxos. Altri attivisti dell’organizzazione ambientalista nel frattempo hanno trasportato in acqua una riproduzione della Statua della libertà alta 4 metri, con indosso un giubbotto di salvataggio, a simboleggiare la minaccia rappresentata dai cambiamenti climatici e dall’innalzamento del livello dei mari. Greenpeace chiede ai leader del G7 di implementare con rapidità i trattati di Parigi. L’accordo raggiunto da quasi 200 Stati nel dicembre 2015, durante la COP21, mira a stabilizzare l’aumento della temperatura del Pianeta su quota 1,5 gradi, per evitare le catastrofiche conseguenze del riscaldamento globale. «Gli Stati del G7 hanno alimentato in modo decisivo il fenomeno dei cambiamenti climatici, ora devono procedere nel trovarvi soluzione», dichiara Jennifer Morgan, Direttrice Esecutiva di Greenpeace International. «Se Trump volesse venir meno a questo suo dovere, allora toccherebbe al resto del G7 andare avanti senza gli Stati Uniti. La risposta allo slogan di Trump “America First” dovrebbe essere “Planet Earth First”.  La transizione verso le energie rinnovabili è già in corso. Tre dei Paesi del G7 – Regno Unito, Francia e Canada – hanno già annunciato lo scorso anno una data di abbandono dal carbone, mentre per l’Italia questo potrebbe avvenire entro il 2025 o il 2030. Anche la Germania si sta muovendo in questa direzione, come conferma il piano energetico a lungo termine reso noto lo scorso anno. Ma il presidente degli Stati Uniti Trump pare voler imboccare la strada sbagliata, minacciando di uscire dall'Accordo di Parigi. Secondo Greenpeace, il G7 deve chiedere a Trump di assumersi le proprie responsabilità.
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Greenpeace: Weather disasters displacing 21.5 million every year; G7 must act on climate (gio, 25 mag 2017)
Greenpeace called on the the G7 countries to ramp up their actions to prevent devastating climate change in light of a report reminding leaders that weather related disasters such as droughts, storms and floods are already causing the displacement of 21.5 million people each year. Ahead of the G7 Summit in Sicily, six Greenpeace Italy activists also unfurled a 110 square metre banner in Taormina with the message ‘Climate Justice Now’. All the activists are free. The Greenpeace Germany report Climate Change, Migration and Displacement [1] explores the complex relationships between these phenomena, warning that climate change and environmental degradation are already important triggers of displacement and migration. The number of people internally displaced due to extreme weather in the year 2015 was almost double the number of people displaced due to conflicts and violence. Earlier this week, new figures [2] by the Internal Displacement Monitoring Centre (IDMC) found that last year alone weather-related disasters displaced as much as three times more people than conflicts. While the causality between single weather extremes and climate change is complex, the long-term trend is clear: climate change is expected to increase weather-related disaster displacement. "These figures are another wake-up call. Worsening weather extremes are already forcing millions of people in the world’s poorest countries to leave their homes in search of safety," Giuseppe Onufrio, Greenpeace Italy Executive Director, said. "This is an injustice that will only worsen if we keep burning coal, oil and gas. In Paris almost 200 countries committed to strong climate action and the G7 nations, with high responsibility for the amount of greenhouse gas pollution in the atmosphere, must lead the way. “Climate action will help prevent the displacement of people by extreme weather disasters. The G7 are obliged to reduce their emissions significantly and quickly, and to support those threatened by their pollution, and should not tolerate any country from failing to fulfil their commitments to the Paris agreement.” The Greenpeace Germany commissioned report, written by University of Hamburg political scientists Phd Hildegard Bedarff and professor Cord Jakobeit, highlights the need for industrialised and developing countries to work together on solutions to both address the drivers of forced migration and to support and protect those with no options but to leave their homes. "The G7 countries must send a strong signal to US President Trump that it is unacceptable for him to renege on America’s climate commitments. The future of millions of people in climate vulnerable nations around the world is at stake and the G7 must make clear their commitment to their safety,” Onufrio added. “The path forward is clear: accelerate climate action and the clean energy transition. The world is already moving ahead and the G7 can and should lead the way.” Notes for editors: [1] Please find the report at: http://gpurl.de/IzyAC [2] IDMC (2017) Global Report on Internal Displacement. http://www.internal-displacement.org/global-report/grid2017/ Pictures available: http://media.greenpeace.org/shoot/27MZIFJJP5M09
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GREENPEACE ACCOGLIE TRUMP CON UN MESSAGGIO SULLA CUPOLA DI S.PIETRO: PLANET EARTH FIRST! (mar, 23 mag 2017)
Alla vigilia dell’incontro tra Papa Francesco e Donald Trump, Greenpeace ha proiettato sulla cupola della Basilica di San Pietro il messaggio "Planet Earth First!" (Prima il pianeta Terra!”) in risposta al motto di Trump "America First!". Il presidente degli Stati Uniti ha recentemente abolito numerose misure per la protezione del clima, desiderando favorire le aziende petrolifere e del carbone. Gli Usa sono il secondo emettitore di gas serra al mondo, superati solo negli ultimi anni dalla Cina. “I cambiamenti climatici sono la minaccia che più tocca la nostra generazione, per questo i veri leader mondiali si stanno impegnando per salvaguardare il nostro futuro. Trump non può sfuggire a questa responsabilità rinnegando l’impegno degli Stati Uniti preso a Parigi” spiega Jennifer Morgan, direttore esecutivo di Greenpeace International. “Prima dell’incontro con il Papa abbiamo voluto consegnare questo messaggio a Trump, convinti che la sua prima priorità debbano essere le persone e il pianeta, non il profitto di chi inquina. Il presidente non può fermare la transizione verso fonti di energia pulita e deve invece accelerarla”.  Nella “Laudato Si’ sulla cura della casa comune”, promulgata il 18 giugno 2015, la prima enciclica sull’ambiente, Papa Francesco identificava la lotta ai cambiamenti climatici come priorità, affermando anche che “i combustibili fossili, altamente inquinanti – specialmente il carbone, ma anche il petrolio e, a un livello minore, il gas – devono essere sostituiti gradualmente e senza ritardi”. Nelle prossime settimane Trump deciderà se gli Stati Uniti devono continuare o meno ad essere parte dell’Accordo di Parigi sul clima, un patto storico in cui quasi 200 Paesi si sono impegnati a contenere il riscaldamento del pianeta entro 1,5 gradi Celsius. Il 71 per cento degli americani – insieme ad aziende come Google e Microsoft e a diversi governi locali statunitensi - chiede che gli Usa non si tirino indietro. In vista del G7 che si apre giovedì a Taormina, Greenpeace chiede anche un impegno chiaro di tutti gli Stati per dare piena attuazione all’Accordo di Parigi.  
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